Si inaugura nel segno di William Congdon il nuovo spazio espositivo, allestito dall’Amministrazione Comunale di Legnano all’interno del duecentesco ed appena restaurato Palazzo Leone da Perego.
La mostra – patrocinata dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia – documenta, per tratti essenziali, la parabola espressiva dell’artista statunitense, concentrandosi principalmente sulle sue creazioni nel ventennio 1979-1998.
Il percorso espositivo, curato da Paolo Mangini per “The William G. Congdon Collection”, comprende, nello specifico, una cinquanta di dipinti ed un ricco apparato documentario, composto da testi autobiografici, immagini del pittore al lavoro e filmati con interviste. A corredo dell’esposizione vi è, infine, anche una sequenza di fotografie di Piero Pozzi, che raffigura gli stessi luoghi della Bassa Lombarda che furono dipinti dal maestro americano, durante i suoi ultimi decenni di vita presso il monastero dei SS. Pietro e Paolo a Gudo Gambaredo, vicino a Milano.
Il viaggio alla scoperta dell’opera e della persona di William Congdon, compagnon de route degli Action Painters, principia con 7 lavori che analizzano l’attività pittorica degli anni Cinquanta. Si tratta di vedute paesaggistiche e monumentali, al limite dell’inquietante, in cui compaiono sagome di edifici famosi, ingigantite o deformate, che sembrano essere sull’orlo di un precipizio. Sono immagini, in cui si ravvisa la volontà e l’esigenza dell’artista di dare forma all’angoscia, alla sofferenza e alla paura che animavano il suo cuore dalla fine della II guerra mondiale, cui aveva partecipato attivamente come autista volontario di autoambulanze.
Sempre a titolo di riferimento storico, sono presenti in mostra anche otto riproduzioni in facsimile di soggetto religioso, eseguite dopo la conversione del 1959, che testimoniano la lunga e dolorosa meditazione che il pittore ha sviluppato sul tema del Crocefisso.
Completano il percorso espositivo 40 tavole, realizzate nella Bassa milanese, tra il 1979 ed il 1998. Sono i “quadri longobardi” di William Congdon, come ebbe a dire Giovanni Testori nel 1983. Ed è proprio al paesaggio della campagna padana che questi lavori si ispirano. Terre, cielo, campi, pioggia, nebbia e neve, che il pittore vedeva durante le sue passeggiate a Buccinasco, sono dipinti con una straordinaria varietà di soluzioni formali e cromatiche. In alcune tavole, come “Basso Milanese n. 1” (1979) o “Terra grassa grano nascente” (1981), compare, per esempio, l’intervento grafico delle incisioni che aveva caratterizzato la sua pittura newyorkese. In altre opere, tra cui “Estate 2” (1981) e “Autunno 6 pioggia” (1981) e “Tre alberi (Venerdì Santo)” (1998), appaiono, invece, ampie e dense spatolate di colore viola, marrone, bianco, nero, grigio, azzurro e soprattutto verde.
Si ricorda, infine, che a corredo della rassegna, che a febbraio farà tappa a Bergamo, è stato pubblicato dalla casa editrice Terra Ferma di Vicenza un esauriente catalogo, a cura di Paolo Mangini, con schede tecnico-crtiche delle ultime opere di Willian Congdon e testi critici di Giuseppe Barbieri, Rodolfo Balzarotti, Fred Licht e Marie Michèle Potetti.
Per saperne di più…
Il sito ufficiale di “The William G. Congdon Foundation” La rete civica di Legnano
Annamaria Sigalotti
UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio
Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto…
Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…
Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…
Quattro capolavori provenienti dalla collezione di Joe Lewis sono pronti a sfidare il mercato. Raccontano con straordinaria immediatezza la complessità…
Il regista Andrea De Rosa mette in scena il celebre Orlando di Virginia Woolf dandogli la forma di un monologo…