La Galleria Pack prolunga la recente serie di mostre riuscite e spettacolari quanto basta per accattivarsi la curiosità dello spettatore con 3D, un gruppo di opere installative, originali, avvolgenti, ma non accomodanti: nessun rimando chic al design o all’architettura, la valenza dei lavori è tutta nella loro coerenza interna.
Condominio di Maurizio Borzì (Catania, 1970) è la riproduzione del palazzo dove l’artista abitava da bambino qui riprodotto ad altezza d’uomo per rendere l’effetto che si prova tornando sui luoghi dell’infanzia, quando tutto sembra più piccolo che nei propri ricordi. La casa
Emanuele Giannelli (Roma, 1962) presenta Blocks, ‘plastico’ di una città futuribile, assemblato con materiali di scarto recuperati in una discarica: tombini, pezzi di motori, pneumatici. Ne risulta una metropoli straniante, una città/fabbrica dove la presenza umana è assente. La città di Giannelli ricorda molto quella del film Metropolis, con la ipertecnologica parte superficiale abitata dai padroni che però rischia la distruzione. Ciò nonostante, alla domanda se la sua opera possa essere definita un’”utopia negativa”, Giannelli risponde ad Exibart che si tratta di “una previsione, al massimo un avvertimento” sugli scenari futuri delle nostre città.
Giuseppe Petroniro (Toronto, 1968. Vive a Roma) propone con Welcome quella che definisce “unità abitativa estrema”: una baracca di cartone, gommapiuma e latta, al cui interno però si
La mostra riunisce suggestioni sulle città e sulle abitazioni accomunate da un’atmosfera non rassicurante, che contiene la chiusura, lo straniamento e l’esclusione tipici delle città moderne e postmoderne. Non mancano tuttavia suggerimenti e possibili soluzioni. Ad esempio nel fascino ambiguo evocato da Giannelli e nella catarsi della memoria di Borzì. La mostra è autorevolmente costruita e le opere, pur non essendolo, sembrano realizzate appositamente, a tema.
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stefano castelli
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