Alessandro Pessoli (Cervia, 1963) è una figura eccentrica nel panorama artistico italiano. Figurativo e polimaterico, mixa media differenti per ottenere superfici, volumi e ambienti. Le sue opere testimoniano lo studio ed il recupero di forme artistiche che hanno fatto la storia della cultura visiva italiana.
Per questa sua personale presso lo Studio Guenzani l’artista costruisce il suo intervento partendo da un preciso riferimento storico, che risale al 1918: durante la Grande Guerra un aereo viene abbattuto in combattimento, il relitto viene recuperato e ricostruito in un hangar. Proprio dalla fotografia d’epoca che testimonia il marginale fatto storico, Pessoli organizza lo spazio e le forme. Sceglie di non presentare la memoria tout-court, ma di rielaborarla, andando oltre l’algida traslazione di documenti dal luogo del loro ritrovamento alla sede espositiva.
La sensazione che si avverte visitando la prima sala della galleria è quella di entrare in un piccolo museo, che ha qualcosa di vagamente religioso e retrò. I misteriosi disegni su tavola di gesso appaiono come sinopie, volti a metà tra la passione di Cristo e la scultura dei primi del Novecento, tra pre-futurismo ed espressionismo tedesco. Le tavole e le sculture, come la bellissima Il Volatore sembrano allinearsi e costituirsi su momenti storici diversi e sovrapposti; i materiali che le compongono sono infatti sia propri dell’arte accademica (gesso, colore ad olio) che non, come la balsa e la stampa, più contemporanei.
Dopo aver attraversato questo prima parte della mostra, e dopo aver aperto un curioso portello di legno, che assomiglia a quello di una nave, o di un hangar appunto, si trova la ricostruzione del velivolo abbattuto. Sopra una pedana di legno chiaro che ha l’aria di essere ancora in allestimento, il relitto è appoggiato, con la coda più sollevata rispetto all’abitacolo, su cavalletti di legno.
Girando attorno alla grande scultura-installazione ci si accorge subito dell’eterogeneità della sua superficie: stoffe colorate e cucite, legno, metallo, seta, lana. Fino alla sorpresa del motore, realizzato in maiolica policroma. Accanto alla fusoliera, raccolto in ginocchio in atteggiamento di preghiera ecco Il Caduto, il pilota rappresentato da una scultura imprecisa, abbozzata, realizzata in alluminio grezzo, che con il suo peso simbolico, lungo una linea discendente fa da contrappunto all’icona del Cristo impressa sulla coda dell’aereo.
Un monumento “debole” ad un non-eroe sconosciuto che, grazie anche all’originale figurazione di Pessoli, rimane in bilico tra passato e presente. Un corpo impreciso e sfaccettato che sfugge e insieme incita l’attenzione.
riccardo conti
mostra visitata il 6 dicembre 2006
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Sempre bravo il pessoli!