Categorie: milano

Fino al 31.VII. 2002 | Dirk Skreber e Bjorn Dahlem | Milano, Galleria Giò Marconi

di - 2 Luglio 2002

La mostra ci accoglie con un’enorme installazione di Bjorn Dahlem : Orgasmodrom . Tre monitor in una composizione totemica trasmettono una porzione di cielo che si ritaglia tra le fronde di alberi e al centro una luce, un’esplosione galattica. Un’immagine non spettacolare, contenuta nel suo bagliore.
Quest’anima è al centro di una struttura che ricorda gli igloo di Mario Merz, uno scheletro in legno rivestito di neon. Lo spazio è raccolto e percorribile.
L’Orgasmodrom, è un raccoglitore di energia, una scarica di vitalità. Il concetto di questa invenzione si basa sulla teoria dell’energia orgonica di Wilhelm Reich, discepolo di Sigmund Freud. La Orgonomia è, più propriamente, lo studio scientifico dell’orgone, energia presente negli esseri viventi, nella terra e nell’atmosfera, anche descritta come un’energia pre-atomica, priva di massa.
Reich sviluppò teorie sesso-economiche derivate dallo studio della funzione genitale biologica indipendente dalla procreazione, indirizzate a mantenere la predominanza della pulsione primaria -desiderio di amplesso- sulle pulsioni secondarie, per stabilire la rilevanza della funzione genitale per la salute o la malattia psichica e fisica. Secondo tali studi, la repressione sessuale, diventa, più banalmente, la causa delle nevrosi e malattie psichiche.
Con lo studio sulla funzione dell’orgasmo, nel 1934, Reich elaborò la formula – “tensione – carica – scarica – distensione ” e si spinse a misurare con l’oscilloscopio i fenomeni bioelettrici causati dalle sensazioni di piacere (distensione) e angoscia (contrazione) .
Per dimostrare ciò Reich si introdusse in una gabbia Faraday per isolarsi dalle energie esterne, dopo mezz’ora il buio venne sostituito da “bagliori indefinibili irritanti, come lenti vapori di nebbia grigioazzurra”, che si mossero a “onda giroscopica” e a volte si attrassero. Ricoprendo la cabina di metallo (gabbia di Faraday) con materiale organico Reich ottenne appunto un accumulo di energia misurabile.
Il tentativo dell’artista è di farci rivivere questo tentativo di essere al centro del mondo, di farci sentire vivi e parte di un tutto.
Accanto alla potenza della vita, però, Dahlem contrappone un elemento funereo: un lampadario dalla luce fioca che pende come un cappio dal soffitto, pesante, in velluto nero che vuole ricordare lo stretto legame tra vita e morte. Binomio inscindibile ricorrente nel suo lavoro, che ritroviamo nella seconda opera che l’artista presenta in questa collettiva. Con grande capacità compositiva, Dahlem assembla diversi elementi simbolici in una struttura aerea, apparentemente improvvisata. La struttura in legno, polistirolo e neon immola, e celebra, un cetriolo contenuto in un barattolo di vetro. Secondo un detto tedesco “sentirsi come un cetriolo” corrisponde al nostro “avere il morale a terra”, per cui il cetriolo simbolo di depressione è contornato dai soliti recettori luminosi di energia vitale, e termina con una borsa dell’acqua calda con spina scoperta simbolo di morte domestica, a quanto pare molto frequente in Germania. Il tutto è avvolto dalle note di una canzone di Britney Spears, che anima il cetriolo e ironizza sulla serietà del concetto.
Il lavoro di Dalhem si confronta spesso con teorie fisiche e scientifiche, ma la sua ricerca si concentra sulle utopie o sugli esperimenti che non hanno avuto un seguito; le sue opere sono il tentativo di riaprire un dibattito o di ridicolizzare e sottolineare l’inutilità della ricerca scientifica?
Al piano superiore, quattro grandi tele e un intervento su parete ci introducono al lavoro di Dirk Skreber, classe 1961. L’artista tedesco rappresenta l’immaginario proprio della cronaca nera. Skreber trae ispirazione dalle immagini che i giornali, la televisione e tutti i mezzi di informazione ci propinano quotidianamente, le trasforma e le riporta senza ambiguità su tela. Catastrofi, disastri naturali ed incidenti sono i suoi soggetti più comuni.
I temi variano, quindi, dalle esplosioni a fungo riportate in bianco e nero, come nelle immagini vecchie scolorite dal tempo, alle viste aeree di centrali nucleari alle piatte villette delle periferie americane.
Colori opachi, privi di sfumature e personalità si giustappongono su diversi piani; la composizione risulta piatta, quasi geometrica, soffocata nelle sue campiture di colore.
Ciò che interessa a Skreber non è la rappresentazione di un certo tipo di avvenimento o di una specifica forma di realtà ma, al contrario, la decostruzione di tali forme mantenendo però inalterato il nostro approccio ad esse.
Il suo lavoro è assolutamente impersonale, neutrale e sobrio, privo di apparenti ambiguità.
Sarà il suo uno sguardo ironico sulla curiosità che questi eventi suscitano sulla massa?

articoli correlati
Ars, Numero 39 –Marzo 2001: Dirk Skreber a Berlino

Laura Garbarino


Dirk Skreber e Bjorn Dahlem
Dal 5/06 al 31/06
Galleria Giò Marconi, via Tadino 15, Milano
Tel. 02/29404373, fax 02/29405573, e-mail:info@giomarconi.com
Orari: dal mart. al sab. dalle 10.00 alle 13 e dalle 16 alle 19.30


[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Coniglio, simbolo pasquale e icona pop

Secondo Herman Hesse, «dove animali più nobili si estinguono, vince il coniglio, che non ha pretese, vive contento e continua a riprodursi all’infinito».…

5 Aprile 2026 0:02
  • Arte contemporanea

In una galleria di Roma Pedro Torres ha trasformato le onde gravitazionali in esperienza poetica e sensoriale

A Roma, la mostra Palpita costruisce un ambiente di luce e suono ispirato alle onde gravitazionali, dove interferometria e installazione…

4 Aprile 2026 17:00
  • Mostre

Quattro artisti contemporanei rileggono La Crocifissione di Hans Memling

In rapporto alle opere Matteo Fato, Stefano Arienti, Julia Krahn e Danilo Sciorilli prodotte appositamente, il Museo Diocesano di Milano…

4 Aprile 2026 14:30
  • Mostre

Nel mondo di Tina Dion, dove l’immagine porta le tracce del rimosso

L’artista irano-americana Tina Dion porta la pittura figurativa in un territorio fluido e ricco di simboli, dall'identità femminile alla diaspora:…

4 Aprile 2026 12:30
  • Danza

McGregor, Maillot, Naharin: tre visioni della danza contemporanea alla Scala

Le coreografie di Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin entrano in repertorio alla Scala di Milano: un trittico che…

4 Aprile 2026 11:30
  • Mostre

Giochi di parole, scambi di paesaggi: Barry e Rubsamen in mostra alla Galleria Artiaco

La Galleria Alfonso Artiaco di Napoli presenta due mostre di Robert Barry e Glen Rubsamen: tra i colori del linguaggio…

4 Aprile 2026 10:30