Ha dietro di sé un curriculum degno di nota: ha partecipato a Manifesta 5, alla Biennale di Venezia, alla Biennale di Berlino, quest’anno partecipa alla Biennale di Praga ed ha in programma tanti altri impegni importanti. La prima personale italiana dell’artista austriaco Markus Schinwwald (1973) è presente al primo piano della Galleria Giò Marconi di Milano.
Uno spazio diviso in due da una tenda. Dentro la grande stanza si sentono i rumori di ciò che intuiamo essere un video, ma questo non è immediatamente visibile; si possono vedere soltanto, appesi alla parete, quattordici ritratti di uomini politici dell’Ottocento. I ritratti sono stati manipolati dall’artista, che li ha resi mostruosi: ogni personaggio ha una protesi che gli copre parte del volto, e alcune parti del corpo sono state scambiate. Il visitatore è costretto a camminare sui cuscini che coprono tutta la prima parte della stanza. Scesi di nuovo a terra, oltrepassando la tenda, ecco finalmente il video. Una donna vestita da uomo, in un appartamento arredato in stile Vittoriano, inizia a tremare di un tremore chiaramente non naturale. Grazie ad un effetto, la donna sembra mossa da una forza che non riesce a controllare. Intanto, sulla giacca di un uomo seduto su una sedia si espande un macchia scura. Aumenta l’intensità dei movimenti della donna, che infine si schianta su un armadio distruggendolo. Il tema è chiaro: vedere l’invisibile. L’atmosfera del video è totalmente onirica, ma è solo la conseguenza del fine dell’artista: la rappresentazione dell’interiorità. I sogni sono nient’altro che questo, e forse anche l’arte.
L’incontrollabilità della donna è il frutto di tanta repressione,
Le modalità attraverso cui il senso dell’opera viene espresso risulta in sintonia con la produzione dei maggiori videoartisti contemporanei: si percepisce un senso di estraneità, di non partecipazione all’opera. Questa scelta rientra nella classica poetica del velamento: tutti i poeti hanno sempre parlato attraverso il velo della poesia ed ogni artista ha il suo velo. Il dubbio è che nei lavori degli artisti contemporanei il velo sia a volte così spesso da non permettere di vedervi attraverso.
davide valenti
mostra visitata il 22 giugno 2005
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