La galleria è illuminata a giorno, la luce naturale affetta l’aria dall’alto al basso. La stanza principale è di medie dimensioni. Alle pareti sono appesi una decina di fogli quasi completamente bianchi. Tutti dello stesso formato: 70 x 100. Ai bordi dei quadri, le cornici nere ritagliano e separano porzioni esatte di intonaco. Al loro interno macchie nere e perlescenti crescono dal centro, isolate dallo spazio canuto dei fogli. Avvicinandosi maggiormente al vetro di protezione, più avanti di qualche centimetro, la messa a fuoco fa scoprire vere e proprie micro-architetture. Composizioni che colonizzano e spezzettano l’atmosfera di ogni lavoro, creando spessore, movimento e energia tra i due materiali utilizzati. La carta e la limatura di grafite. Da ogni punto scuro infatti emergono fibre sottilissime e nere. Dalla superficie frastagliata dei fogli di cellulosa si dispongono infinite schegge di grafite e limatura di ferro, perpendicolari rispetto alla superficie del foglio.
Nella stessa stanza un diapason, stimolato da piccole scosse elettriche, diffonde pulsazioni sonore cicliche che disturbano la statica allestitiva e compositiva dei disegni. Con Etere, Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976) rielabora una poetica minimalista. Il giovane artista applica al disegno a matita, in bianco e nero, una serie di esperimenti fisici sulla trasduzione del suono sottoposto a tensione elettrica. Anche se il vero medium, il tramite per antonomasia, rimane l’etere empirista, l’aria.
Dietro ogni foglio di carta è stesa una sottile lastra metallica magnetizzata. Sulla superficie esterna della carta, invece, è stata mischiata limatura di grafite con limatura di ferro, miscela che mantiene due caratteristiche. La prima è la capacità di assorbire, come un corpo vibrante, le onde del suono. E la seconda è quella di orientarsi come un cuscinetto smorzante e convertire le vibrazioni meccaniche in forze vettoriali magnetiche. L’effetto di questo che, di primo acchito, potrebbe sembrare un complicato alambicco, si traduce, in realtà, in un semplice gioco di riflessi.
Un potenziale immaginativo ed estetico che si avvicina ad un’operazione artistica di minimalismo empirico<. Il diapason, infatti, produce onde sonore che dispongono la polvere nera sulla carta in maniera diversa a seconda della vicinanza o della lontananza dal dispositivo. Mentre le lastre metalliche, poste sotto la superficie dei fogli bianchi, mantengono la polvere calamitata, perpendicolare alla superficie. L’effetto di resistenza alla forza di gravità si traduce in una disposizione quasi architettonica delle sottili lamelle di grafite. Al di là della mutua trasformazione, subita dall’elemento sonoro convertito in dispositivo segnico, Alessandro Sciaraffa fornisce spunti su ibridazioni e implicazioni tra scultura e pittura. Unica vera pecca di questa personale è la mancanza di un metro stilistico, un flusso caratteristico, un’impronta estetica che caratterizzi la mappa e la finalità degli spostamenti fonici. Ma la ricerca, come Sciaraffa sa, non deve mai fermarsi, nemmeno alle soglie dell’arte.
ginevra bria
mostra visitata il 5 luglio 2007
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