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fino al 31.X.2007 | Andrea Di Marco | Milano, Cartiere Vannucci

di - 18 Ottobre 2007

L’artista come l’antropologo. Te lo immagini così Andrea Di Marco (Palermo, 1970), intento a osservare, rastrellare, sezionare, catalogare. Lui, pittore del reale, che il reale non commenta e non stravolge, preleva frammenti di verità e li restituisce in forma d’oggetti cromatici, consegnandoli al suo sguardo famelico ma meditativo.
La personale ospitata presso i grandi spazi delle Cartiere Vannucci offre un ampio spaccato della sua più recente produzione, svelandone pieghe ed intenzioni. Andrea Di Marco dipinge al buio. Unica luce quella del proiettore, che spalma sulle tele le fotografie raccolte in giro, collezione in progress di scatti  finalizzati a una fedele trasposizione pittorica. Eccolo il primo step dell’antropologo: il lavoro sul campo, la cernita dei dati, l’investigazione di angoli di verità da saccheggiare. L’antropologia minima di Di Marco si rivolge ai dettagli inessenziali, piccolezze elette a topos poetici. Pompe di benzina, saracinesche, cantieri edili, cisterne, furgoni, apecar sono soggetti che ritornano ossessivamente. E ancora stendipanni, carrelli della spesa, rimorchi, trattori, cataste di pedane, lugubri crash point adorni di fiori. La strada resta il set prediletto, luogo rigorosamente privato della presenza umana, ma che dell’umanità porta tracce invisibili, incrostate sulla superficie del quotidiano.

Eppure, i micro-paesaggi dipinti da Di Marco -spesso, a torto, assimilati a una figurazione di genere- svelano nel loro umile appeal un côté concettuale che esclude tanto l’ovvia attitudine mimetica quanto facili retoriche emotive. Il suo è un classicismo elettrico, alimentato da irrequietezze underground. Nonostante la povertà dei soggetti e la sensualità del tratto, queste immagini sono specchi di luoghi mentali, formulati a partire da schemi e selezioni ideali. Ed è sul piano dell’idea che si affacciano le tele, intrise di un’ambigua luce fredda. Tele spoglie e severe, attraverso cui filtra un grigiore di fondo, impastato con strati di colore corposo.
Che si trovi a Palermo, Berlino, Milano, o a zonzo tra i meandri della provincia italiana, Di Marco identifica posti sempre uguali, da cui il genius loci pare scivolare via, a dispetto dell’innegabile sapore veristico della sua estetica. Il pittoresco non trova spazio, il localismo è ingannevole. Ne esce un campionario omogeneo, una galleria di ritratti sospesi tra fedele registrazione e urgenza interiore. Altra ossessione, il taglio prospettico: sempre frontale, più o meno stretto, si risolve comunque in un faccia a faccia tra artista e soggetto.

L’impressione è che Di Marco, fra metodo pittorico e attitudine archivistica, voglia riempire caselle,  comporre schemi, inscatolare il reale dentro griglie spaziali e cerebrali. Così, ogni immagine è sorretta da un geometrismo sotterraneo, da una salda ripartizione analitica annegata nella pasta cromatica.
Gli oggetti di Andrea Di Marco, simulacri intrisi di verità, restano presenze appese, abbandonate al proprio stare-al-mondo. Sono loro, alla fine, che osservano il pittore, ammutolite, in attesa di trovare un posto, un senso, una struttura. La domanda intorno al mondo, sollevata dall’artista, si risolve in un enigma nascosto in seno alle cose stesse. La pittura resta un modo per evadere risposte, immergendosi nella trama sudicia dell’esistenza.

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dal 13 settembre al 31 ottobre 2007
Andrea Di Marco – Antropologia minima
a cura di Beatrice Buscaroli e Alberto Zanchetta
Cartiere Vannucci
Via Atto Vannucci, 16 (zona Ripamonti) – 20135 Milano
Orario: ogni pomeriggio su appuntamento telefonico
Ingresso libero
Info: tel. +39 0258431058; fax +39 0258440119; info@cartierevannucci.com; www.cartierevannucci.com


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  • Bravoooo!!! uno dei migliori pittori palermitani
    se non il più bravo anzi il numero uno,no so come posso di spiegarlo, il + + + grande al mundo. ciao compà
    cmq lancia è molto bello ...esatto. ciao

  • Analisi lucida e precisa quella di Helga! Andrea è un artista da (affrontare e) approfondire senza riserve.

  • non e' un pittore italiano ma internazionale!
    cerchiamo qualche volta di spingere un po fuori le scommesse !
    bello si presentarlo in italia ma bisogna investire per portare artisti cm lui fuori all'estero e nn continuare ad importare stranieri!
    basta l'esterofilia!
    coraggio

  • Andrea Di Marco é un pittore sottovalutato, ed effettivamente si merita un certo riscontro anche oltre confine. Come lui ci sono altri artisti locali che meritano di piú di quello che fino a questo momento sono riusciti a ottenere. Purtroppo sono un po tutti penalizzati dall'incapacitá degli operatori locali che non sono all'altezza degli artisti. Alcuni si son cercati con grande esito strada altrove, altri invece non hanno la forza o la sicurezza (chissá perché poi) di farlo.

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