Presso il Museo della Permanente e La Fondazione Stelline a Milano sono in corso due interessanti rassegne che costituiscono le tappe fondamentali di una serie di iniziative dedicate ad Arturo Martini (Treviso, 1889- Milano, 1947), autore fondamentale del secolo scorso, a cui Milano aveva già dedicato un grande evento a Palazzo Reale nel 1985. A febbraio anche Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, potrà accogliere le opere di Martini per un’altra grande monografia, volta a sciogliere il silenzio su questo scultore eccezionale quasi dimenticato.
Milano e Roma sono proprio le città dove l’artista lavora e ottiene i maggiori successi, dopo un’infanzia povera a Treviso e viaggi a Monaco e a Parigi per studiare gli stranieri e le avanguardie che tanto influenzano, soprattutto all’inizio, la sua poetica.
Il Palazzo delle Stelline ospita le sculture monumentali: autentici capolavori ispirati all’arte etrusca e all’arte classica, come voleva la Metafisica, ma intrisi di modernità. È questa la formula vincente di Martini, la combinazione che gli permette di meravigliare e stupire. L’allestimento permette di godere al meglio delle opere: quelle di dimensioni maggiori possono essere ammirate dagli spettatori da ogni lato, mentre alle pareti si collocano i bassorilievi e le immagini più piccole. Spettacolare l’Annunciazione (1933), scultura particolarmente amata da Martini, in cui l’Angelo sembra fondersi completamente con il corpo di Maria e in particolare col suo grembo, da cui scaturirà la vita. O ancora l’Ercole (1936), unica parte che si è salvata del complesso bronzeo del Leone di Giuda, che stupisce per maestosa fierezza e grandiosità.
Un video racconta gli elementi essenziali della vita dell’artista, mentre un libro digitale mostra il suo carteggio di appunti. Degno di nota è la segnalazione del percorso cittadino che permette di visionare le opere pubbliche di Martini collocate in vari punti della città. Come l’Ospedale Niguarda col Gruppo degli Sforza, il Palazzo di Giustizia col rilievo della Giustizia Corporativa, il Cimitero Monumentale, la Caserma dell’Aeronautica, l’Arengario con gli altorilievi raffiguranti immagini della storia della città, oltre a collezioni permanenti di Brera e altri musei cittadini.
La Fondazione Permanente, invece, presenta un numero maggiore di sculture contemplando un periodo storico che va dal 1913 al 1947. Le opere appaiono differenti, in base all’evoluzione dell’artista e al materiale trattato: marmo, gesso, creta, terracotta, bronzo, pietra. Martini ama definirsi “scultore delle meraviglie e delle fiabe”: le sue statue dedicate al Re e alla Principessa sembrano quasi moderni pupi di un teatrino, pronti a inscenare un racconto medievale, mentre gli Amanti (1920) guardano sognanti il cielo, come in una vignetta colorata o in un cartone animato. Ben diversa la serie inedita della Sete, dove il desiderio e il bisogno traspaiono emozionanti dal materiale grezzo e vivo, ad indicare non solo la sete, ma anche il doloroso agognare umano.
L’ultimo periodo di Martini è dominato dalla disillusione e dall’abbandono della scultura, che tende sempre più all’astrattismo. Con amarezza, dopo aver tanto sperimentato, l’autore abbandona la forma e tutto s’incupisce. Insieme ai pensieri e alla visione del mondo.
vera agosti
mostra visitata il18 novembre 2006
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