Una delle tendenze in voga nel design degli ultimi vent’anni è quella di connotare gli oggetti di una forma sessuale latente: studio sulle forme organiche o approccio psicologico frontale al pubblico? Ben diversa è l’intenzione del giovane Alessandro Dal Pont (Belluno, 1972). L’artista, in questa personale concepita appositamente per gli spazi di Pianissimo, ha immaginato una scena d’interno molto movimentata, come può essere un’orgia nella più classica delle rappresentazioni porno. E praticando uno slittamento formale e concettuale, ha impresso questa memoria pop-erotica su volumi e superfici minimal-kitsch.
Entrando nella galleria la sensazione è quella di visitare un bizzarro show room di qualche brand del design contemporaneo: i materiali, le superfici perfette ed ortogonali, come anche la disposizione stessa dei quattro gruppi scultorei, raccontano tuttavia più di un’estinzione del corpo umano che delle dinamiche che lo collegano al desiderio.
Dal Pont propone, attraverso la progettazione di queste improbabili forniture, la sua personale riflessione attorno al tema del pubblico e del privato. Interior design è il titolo dei quattro arredamenti, che si presentano come elementi pensati per uno spazio interno, tradizionalmente privato. In tal senso anche l’atto sessuale, intenso come momento intimo e lontano dall’esibizione pubblica, diventa qui una sorta di feticcio sociale.
I quattro gruppi scultorei sono anche esempio del raffinato gusto formale di Dal Pont. Ironicamente, l’artista articola i moduli come un’ossessiva quanto colorata sarabanda di corpi nudi: lacche e vernici riprendono correttamente le
A pochi giorni dalla settimana del design milanese, fare un giro tra queste sagome può essere un’esperienza divertente quanto inquietante di ripensare alle forme delle cose e dell’abitare.
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