Il mondo è un rapido divenire. Muta con frenesia. Scorre sulle vite e i corpi dei suoi abitanti con l’irruenza dei propri assestamenti, la mole inquietante d’informazioni proveniente da ogni angolo del globo, gli eventi in successione. Violenze, scontri, faide. Diversivi di quartiere. Chiacchiere estive. Disimpegni e frivolezze. E d’improvviso si fa piccolissimo, governato com’è da una fitta rete di infrastrutture, di scambi. Flussi smisurati di comunicazione. Ogni meta diviene raggiungibile. Linee immaginarie arabescano la superficie terrestre, tracciate dalle continue migrazioni di esistenze frammentate, divise tra pianeti diversi, raccordati virtualmente dal volo di un aereo. Come quella di Bernardo Siciliano (Roma, 1969), spartita tra Roma e New York, città nella quale risiede dal 1996. Lo raccontano i suoi quadri, ampie vedute solitarie, dove sottinteso è l’esame in soggettiva di paesaggi vissuti e immagazzinati nel serbatoio della memoria. Congelati nel passato, pervasi dalla nostalgia nelle visioni romane, dominate dalla presenza costante dei monumenti classici, dalle imponenti vestigia imperiali, soffocate dalla calura e dal traffico urbano. Esuberanti, luminosi, invece, i panorami newyorkesi. Osservati dall’alto, con l’occhio dell’ammirazione, come dall’oblò di un velivolo in procinto di atterrare. Maestosi.
Costruiti perfettamente all’interno di una composizione geometrizzante, in cui l’intrico stradale, i dislivelli, i ponteggi, gli spazi erbosi, si fanno intreccio di linee, astrazione perfetta, cui opporre il vago, riposante, blu cobalto dell’Hudson. L’introspezione muta in narrazione. Connota i luoghi di enfasi letteraria, con un taglio cinematografico che allude ad un sentimento d’affezione e rinnega la cartolina. Declinando nella riflessione più profonda sulla città come spazio esperito, razionalizzata nella descrizione dettagliata di identità metropolitane diverse, che ricordano Walter Benjamin con le sue speculazioni sui passage parigini, le strutture concettuali ardite innalzate da Italo Calvino ne Le Città Invisibili, fino al più contemporaneo dibattito su i nonluoghi partito da Marc Augè. Nella cornice perfetta di una pittura quasi fotografica, dalla composizione ineffabile e il gesto misurato, Siciliano apre una finestra sul mondo reale, ma anche sulla propria interiorità. Italian Factory, dopo una prima sortita a Roma in giugno, gli dedica una personale a Milano, a Palazzo della Ragione.
Trenta tele di grandi dimensioni, in un percorso metaforico che, legittimamente, titola Jet-Lag, cogliendo del viaggio foga, inquietudine e prospettive. Opponendovi anche, un naturale, lievissimo malessere.
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mah così così !
scopiazza in alcuni lavori un artista siciliano della NSP.
o no?
COMPRATE I LAVORI DEI SACCARDI O LA SVENTURA VI COLPIRA'