John Waters (1946) è conosciuto al pubblico per aver realizzato dei capolavori assoluti del cinema kitsch, tra cui Pink Flamingos, Polyester, Hairspray e soprattutto Serial Mom, la Signora ammazzatutti nella traduzione italiana.
Parallelamente all’attività di regista, Waters ha realizzato in questi anni una serie di interessanti lavori fotografici che sono ora esposti, insieme a due piccole sculture, presso la galleria milanese Emi Fontana.
Le immagini sono rimontate e rielaborate sotto forma di story board: in questo modo perdono il loro significato originario per acquistarne un altro più profondo e divenire icone zoppicanti di una nuova mitologia contemporanea.
E’ il caso per esempio dell’accostamento del volto sorridente di Julia Roberts (Julia, 2000) con un fotogramma tratto da un film horror in cui un personaggio orrendamente sfigurato mostra una dentatura abnorme, ma molto simile a quella dell’attrice americana.
In un’altra sequenza, l’artista sovrappone ai volti di diversi attori famosi degli anni ’70 la folta capigliatura di Farrah Fawcett, altro personaggio-simbolo di quegli anni.
Tutto ciò che c’è di sbagliato in un film, può essere curato fotografando singole immagini da uno schermo televisivo e rimontandole in una nuova sequenza suggerisce l’artista.
La forza di queste immagini, definite dallo stesso Waters i suoi “piccoli films” sta proprio in un sapiente lavoro di patchwork: l’occhio dell’artista è così in grado si smascherare le dinamiche sociali, le debolezze, la fragilità e l’inconsistenza di miti consolidati nel tempo.
Non fanno eccezione a questa logica le due sculture poste sotto delle campane di vetro che si fronteggiano a distanza.
La figura femminile ha le sembianze di Jacqueline Kennedy (Jackie Copies Divine’s Look, 2001). Avvolta in un abito rosso (che richiama quello di Divine, la protagonista obesa dei film porno-trash di Waters), la donna punta una pistola contro il marito di fronte a lei. John F. Kennedy (Sneaky Jfk, 2001), a sua volta, sorride indossando un abito femminile bianco un po’ stretto (tanto che la lampo cede sulla schiena), probabilmente rubato nel nutrito guardaroba della moglie. Sembra quasi che il presidente americano abbia voluto compiere questo gesto insano per carpire il segreto del fascino misterioso di Jacqueline, sicuramente molto più famosa ed amata di lui.
A suggello della genialità di Waters e della sua voglia di invertire le regole spicca su una parete la scritta Shut up and blow me (2001), un’estrema provocazione, silenziosa ma incisiva, che sembra essere indirizzata a tutti coloro che cercano spiegazioni o che sono inorriditi da tanto cattivo gusto. E se questo cinico cattivo gusto fosse lo specchio fedele della realtà quotidiana?
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Il sito ufficiale di John Waters
Cinzia Tedeschi
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Il grande, irripetibile, insostituibile, eccessivo, fuoriluogo, geniale JOHN WATERS
veramente da k.o. !!!
e' raro ma e' ok