Giovani e pimpanti. Lucia Uni (Merate, 1973; vive a Milano) sbarca a Milano, in Zonaventura, con una mostra personale nella nuova sede di Pianissimo. Con una serie di quattro opere, apparentemente scollegate tra loro, bensì, nella concezione dell’artista, tutte legate da un filo conduttore. Si tratta di tre immagini fotografiche ed un video, in cui si percepisce immediatamente la presenza di un’assenza. Gli scatti, infatti, nelle tre varianti, descrivono uno stato di immobilità, di svuotamento. Una fissità statuaria, una posa classica, alla quale non si richiedono climax, né apici, ma nella quale si entra a passo felpato e giù il cappello, a godere della sacrale serenità.
Il percorso comincia con la ruota del pavone, ripresa nella sua ieratica fierezza, sull’asse dell’immagine, al centro di una rete calcistica. Una sorta di presagio alla vittoria tedesca della nazionale azzurra. Successivamente si passa alla rielaborazione digitale di un paesaggio. La Uni, con un gesto semplice, ma significativo, sottolinea la distesa di spighe con un evidenziatore giallo. Il cereale, da cui si trae il primo, fondamentale in tutte le tradizioni, alimento del popolo, il pane, diventa sinonimo di energia, di calore, di ricchezza, l’odore dei limoni decantato da Eugenio Montale. Senza dimenticare il richiamo a Vincent Van Gogh, che con la sua biografia scapigliata ed infelice, la genialità incompresa e la fine drammatica, è da sempre vivo nel pantheon dei miti di intere generazioni d’artisti. I riferimenti, tuttavia, in questa mostra non mancano.
L’artista, infatti, sente di dover raccogliere un’eredità e si dà alla rielaborazione della Gioconda di Leonardo. Qui la Uni sceglie di farsi guidare nell’ardua impresa da Renè Magritte, suo Virgilio, garbato sognatore surreale, che preferisce agli intellettualismi ironici, certamente meno romantici, di Marcel Duchamp.
Tanto che si dà alla sostituzione anche un po’ leopardiana del sorriso enigmatico, con l’altrettanto misterioso ed altrettanto sfumato, volto della luna. Ma il pezzo forte dell’intero baraccone è senz’altro il video Dead Man Fingers, un appassionato western in salsa spaghetti che, sul commento musicale di un ossessivo scacciapensieri alla siciliana, abbatte le esigenze della narrazione e si dà alla descrizione maniacale di quei “personaggi” da sempre dimenticati dalle sceneggiature. Cavalli, figure di sottofondo, cactus diventano i protagonisti del cortometraggio. I tempi sono quelli lunghi e mozzafiato di uno scontro a fuoco. Con le movenze raggelanti di un duello tra rivali. Sergio Leone docet…
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