Lâarcidiocesi di Milano è
considerata la seconda della cristianitĂ , dopo Roma, per peso, prestigio e
numeri. Da Ambrogio e Agostino fino ai cugini Borromeo tra XVI e XVII secolo e,
piĂš recentemente, a Benedetto Erba Odescalchi, Carlo Ferrari, Achille Ratti,
Giovanni Battista Montini (per citare solo i piĂš riveriti), la residenza nel
Palazzo Arcivescovile dietro il Duomo significa automaticamente un cappello
cardinalizio e una nomination al papato. Inevitabilmente la storia di Milano e
dintorni è legata a doppio filo a quella del suo âpesanteâ arcivescovado.
La mostra di Palazzo Reale
affianca una dettagliata cronologia per periodi di fatti salienti a esempi
della rappresentazione del sacro da parte degli artisti attivi a Milano tra
Cinquecento e Novecento.
Lâepiscopato di Federico
Borromeo, raffinato collezionista e intellettuale, fu particolarmente vivace,
segnato dallâistituzione della Biblioteca e della Pinacoteca Ambrosiana, dai
lavori nella Fabbrica del Duomo e, viceversa, da una lunga serie di pestilenze.
Ciò implicò, da un lato, una concentrazione di artisti (
Giulo Cesare Procaccini, il
Morazzone,
il
CeranoâŚ) seconda soltanto
allâirripetibile
age dâor coincidente
con il soggiorno meneghino di
Leonardo
da Vinci, dallâaltro la predilezione di soggetti (come San Rocco, il santo
guaritore per antonomasia) e scelte formali che testimoniano una sensibilitĂ
espressionista, grandguignolesca.
Lâinfluenza dei grandi lombardi
del secolo antecedente (Caravaggio
su tutti), evidente soprattutto nellâAndata
al Calvario di Daniele Crespi,
si interseca a composizioni rubensiane (il pittore anversano aveva recentemente
soggiornato a Genova) nelle tele di Procaccini, oppure a modi vicini a El Greco nel Crocifisso coi santi Giacomo, Filippo e Francesco del Cerano: un pastiche sorprendente dove la
composizione ricorda il genio di Toledo, le tinte stanno a metĂ tra ricordi
rinascimentali e la dominante rosa di Guido
Reni, al quale rimanda anche
la figura esile, languida e lattea di luce lunare del Cristo.
Il Settecento, in Lombardia, fu
il secolo dei Lumi, del Caffè, di
Verri e Beccaria e del governo illuminato di Maria Teresa dâAustria, al quale
seguĂŹ la Repubblica Cisalpina di Napoleone Bonaparte e Francesco Melzi dâEril e
la soppressione degli ordini ecclesiastici. Inevitabilmente lo Zeitgeist (e con esso le committenze) si
laicizza e ai rivoluzionari ritrattisti, spesso di provenienza bergamasca, non
si affianca unâidentica evoluzione del linguaggio su temi religiosi.
LâErodiade di Francesco Cairo
è un preludio: ritratto modernissimo che anticipa i close up di Tranquillo
Cremona, possiede unâaura drammatica ed erotica che rimanda alla tragedia
piuttosto che alla sacra rappresentazione. Significativamente, lâaltro dipinto
notevole della sezione centrale è una scena storica, la cui ispirazione è solo
accidentalmente religiosa, ed è dipinto da Giambattista
Tiepolo, veneziano. Altrove si vede lâaffermazione di una cifra morbida,
dalle tinte tenui e uniformi da pietas di provincia, poco coraggiosa e
interessante.
Il Romanticismo e lâOttocento
riscoprirono la religione come contraltare dellâaborrita ragione ed espressione
del fondo arcano e mitologico dei popoli. CosĂŹ pittori di primo piano come
Hayez e
Faruffini ripresero a dipingere soggetti sacri, nella loro maniera
statica e accademica, ma di grande sicurezza formale. Poi verranno scapigliati
e simbolisti a riportare la Lombardia nellâepicentro del nuovo, ma il divorzio
tra arte e religione ufficiale sarĂ giĂ irrimediabilmente consumato.
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mostra visitata il 12 ottobre
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dal 5 ottobre 2010 al 6 gennaio 2011
Sacro lombardo. Dai Borromeo al Simbolismo
a cura di Stefano Zuffi e Franco Buzzi
Palazzo
Reale
Piazza Duomo, 12 â 20122 Milano
Orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30; lunedĂŹ ore 14.30-19.30; giovedĂŹ ore
9.30-22.30 (la biglietteria chiude unâora prima)
Ingresso: intero ⏠9; ridotto ⏠7,50
Catalogo 24 ore Cultura
Info: tel. +39 02875672; www.comune.milano.it/palazzoreale/
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