Dopo la rassegna dedicata a Mariapia Fanna Roncoroni, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate propone un’antologica su William Xerra. La rassegna, curata da Marco Senaldi, ripercorre l’intero iter creativo dell’artista fiorentino, dagli anni Settanta ad oggi.
Il percorso espositivo principia con le “Buste riflettenti” del 1972, una serie di opere di impianto concettuale, in cui delle superfici speculari, racchiuse in cartoni neri, consentono al pubblico di giocare con l’opera, di diventarne parte integrante. Dello stesso anno, è anche l’intervento sulle “Lapidi” dismesse dei cimiteri – dipinte, talvolta, con una lieve patina uniforme di colore ed incise con brandelli di frase – dove alla foto del defunto viene sostituito uno specchietto, che riflette l’osservatore, costringendolo a meditare sulla propria morte e, di conseguenza, sul senso della vita.
Una selezione di questi lavori – in cui si ha un recupero del marmo, materiale usualmente bandito dall’arte contemporanea – è esposta a Gallarate accanto ai “Poemi Flipper” (1972), ideati con il poeta Corrado Costa. Si tratta di tre opere d’arte totale, in cui suono, parole, movimento e luce interagiscono, producendo liriche ed immagini. E’ un lavoro sulla relazione tra scrittura poetica e pittura, sulla poesia visiva, che matura nell’ambito del “Gruppo ‘63”, con cui l’artista viene a contatto sul finire degli anni Settanta, quando collabora con “Art Ed” ed “Antologia Geiger” e realizza i “Libri-oggetto”.
Nello stesso periodo, compare nella produzione di Xerra anche il logo creativo “Vive”, che sarà leit motiv della sua opera dal 1975 fino alla fine degli anni Novanta, come documentano i lavori in mostra. Questa scritta redazionale deriva da un’indicazione tecnica usata in tipografia per salvare una parte di bozze da non cancellare, per reintegrare nel lavoro delle fotografie o delle frasi che erano state precedentemente eliminate.
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