La giovane galleria milanese conferma, anche con questa mostra, l’interessante ricerca che porta avanti fin dalla sua nascita. Questa volta ecco due giovani artisti per la prima volta in Italia, alle prese con un tema comune: quello della forza di gravità o meglio, quello ad esso collegato della fragilità. Eppure l’attrazione fisica verso il centro della terra pare solo un pretesto per parlare d’altro. L’equilibrio effettivo diventa equilibrio emotivo, sensibile, percepito sul proprio corpo, sulla propria pelle. M
Le sculture di Sirous Namazi sono totem contemporanei che inneggiano alla fragilità dell’uomo moderno. La ricerca dell’artista di origine iraniane rivolta agli oggetti di uso quotidiano, in quanto simboli di riconoscimento sociale, ritorna anche in queste sculture costruite assemblando uno sull’altro frammenti colorati, resti di quelli che una volta dovevano esser stati soprammobili in porcellana, oggetti casalinghi. L’artista ricompone ciò che ha distrutto in una realtà altra. La funzionalità degli oggetti non è negata, ma spostata, traslata. Se ogni oggetto è la sua funzione, Sirous Namazi sottolinea la fragilità di questo concetto, presentando sottili e delicate colonne che ricordano instabili costruzioni infantili. Alte strutture con un ridotto piano d’appoggio rivelano la precarietà del loro stato e nello stesso tempo incutono riverenza per la magia che sembra sorreggerle.
Nella stanza accanto, invece, il fotografo tedesco Martin Klimas rende eterno il tema della fragilità bloccando in un istante esatto e immobile piccole statuine in porcellana nel preciso momento in cui toccano terra frantumandosi. Il fotografo collega la macchina fotografica ad un microfono appoggiato al suolo, poi, quasi
Tutto è perfettamente a fuoco, i dettagli sono nitidi, ma il fondale bianco su cui sono immortalate le figure di porcellana e i loro delicati colori pastello svelano un’atmosfera evanescente, impalpabile. Si immagina il rumore della porcellana in frantumi, ma non si sente nulla. Tutto pare sotto vetro. E le figure di Klimas rimangono a librarsi nell’aria, eterne.
francesca mila nemni
mostra visitata l’11 marzo 2005
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…
Visualizza commenti
Alla fine una buona mostra. Belle -non originalissime- le sculture e le foto purtroppo sembrano la solita menata digitale da post produzione. Sapere come sono fatte gli da molti punti. Essere o apparire?