A detta di molti e soprattutto di chi aveva già visitato lo spazio di Lia Rumma in altre occasioni, la prima impressione è stata quella di entrare erroneamente altrove. Lo stretto corridoio della galleria milanese si mostra improvvisamente sconvolto da un vento anacronistico. Un museo tardo ottocentesco di provincia ha trovato casa in via Solferino, ricreato dai coniugi ucraini Ilya & Emilia Kabakov.
L’ampia manovra di trasformazione pone le sue basi su quattro pilastri, che accennando alla divisione in tre sale, forniscono una visione unica e privilegiata per ogni opera esposta. Le pareti bianche, neutre, ritornano al passato tramite l’applicazione di una boiserie in legno di noce in basso e di un decorazione in gesso dorato a limitare il soffitto. Al resto ci pensa una fioca illuminazione e un pizzico di fantasia.
Le tre grandi tele esposte al centro del percorso, poggiano su piedistalli e sono collocate dentro teche in plexiglas fissate al soffitto. Seguendo l’iter suggerito, siamo portati a visionare in primis il lato frontale dei dipinti. I temi sono eminentemente di stampo realistico, la pennellata invece sta lasciando la cruda verosimiglianza della realtà per avvicinarsi alla sfocatura impressionista. Non è questo a sconvolgere il visitatore del XXI secolo, quanto le fastidiose intromissioni presenti sulle tele. Che siano delle grosse bande multicolore, delle linee spezzate
L’anomalia riportata in forma così dura in fronte ai dipinti, viene ripresa con un tono più leggero ed evanescente sul retro. Infatti tra le intersezioni del telaio si annidano gruppi di piccole ali di carta, che allo sguardo più attento, si rivelano sottolineare le aree compromesse dai disturbi cromatici.
Infine il dipinto esposto a parete in fondo alle sale sembra essere montato su di uno sportello scorrevole, che spostandosi lievemente dalla congruenza con il telaio, lascia intravedere una retro illuminazione. Una lucida descrizione è il meglio che si possa offrire a quella che, a giudicare dalle voci degli addetti ai lavori, sembra essere la mostra più riuscita della lunga maratona milanese.
articoli correlati
I Kabakov alla Fondazione Querini Stampalia
Ilya Kabakov a San Gimignano
claudio musso
mostra visitata il 7 ottobre 2005
Durante gli scavi in piazza Andrea Costa, a Fano, è stata identificata la Basilica descritta da Vitruvio nel trattato De…
Il Ministero della Cultura ha reso note le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028:…
Il mio mestiere è un incessante sbagliare e ricominciare, un disorientamento nutrito dal coraggio, dalla responsabilità e dall'autodisciplina di avventurarsi…
Sull’isola della Giudecca, fino al 1 febbraio 2026, la mostra finale del concorso internazionale We Art Open riunisce 15 artisti…
Dal Novecento alla ricerca contemporanea, 75 gallerie e quasi 200 artisti raccontano a Bruxelles le evoluzioni della ceramica d’autore. Tra…
Aperto l’avviso pubblico per selezionare i nuovi direttori del MAO Museo d’Arte Orientale e di Palazzo Madama: l’incarico avrà decorrenza…