A volte il caso fa strani scherzi. Quando nel 1811 la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, uno dei vanti della Pinacoteca di Brera, giunse a Milano era attribuita a Fra Carnevale (Bartolomeo di Giovanni Corradini, Urbino 1420-25?-1484), maestro d’affascinanti prospettive attivo nella seconda metà del 1400. A distanza di quasi duecento anni proprio la pinacoteca di Brera presenta la prima mostra dedicata a Fra Carnevale riconoscendo all’artista un ruolo di primo piano nella Urbino del secondo Quattrocento. Ed espone insieme alla Pala Montefeltro le due Tavole Barberini, fino ad alcuni anni fa attribuite ad un anonimo Maestro delle Tavole Barberini – che Federico Zeri in un celebre saggio aveva identificato erroneamente con un pittore di Camerino – e adesso riconosciute opera di Fra Carnevale. Sono le
I curatori della mostra cercano di ricostruire il catalogo ancora incerto del Frate e presentano opere di sicura autografia o a lui attribuite. Tra queste due belle Annunciazioni che rivelano due diversi momenti dell’attività dell’artista. Nella più antica (quella di Monaco, datata 1441-51) l’attenzione per i particolari decorativi evoca la formazione tardogotica del Frate; nella successiva (proveniente da Washington, 1450-55) il tono è più solenne, due semplici architetture con fughe di archi in prospettiva fanno da cornice all’Angelo e alla Vergine. Un cambiamento ricco di significati: a Firenze, dove fu collaboratore nella bottega di Filippo Lippi, Fra Carnevale entrò in contatto con l’Umanesimo fiorentino caratterizzato in pittura dal recupero della classicità e dall’uso rigoroso della prospettiva geometrica teorizzata da Leon Battista Alberti.
Le opere in mostra ricreano l’ambiente culturale in cui si svolse la carriera di Fra Carnevale. Dalle attivissime botteghe fiorentine alla raffinata corte di Federico da Montefeltro ad Urbino, dove fu architetto e pittore negli stessi anni in cui vi operava Piero della Francesca e dove contribuì a diffondere le novità di quella straordinaria stagione creativa che fu l’Umanesimo. Una selezione di opere di grande qualità ne riassume le caratteristiche. Il disegno elegante di Filippo Lippi, la luce cristallina di
Di Piero della Francesca è esposta anche la discussa Madonna con Bambino e Angeli di Williamstown, nella quale le figure sembrano compresse in un ambiente troppo angusto, privo di respiro spaziale.
Chiudono l’esposizione le Tavole Barberini, il cui significato è ancora un enigma. Si ritiene che raffigurino la Nascita della Vergine e la Presentazione della Vergine al tempio, ma in entrambi i casi il tema sacro è rappresentato con un’iconografia molto diversa dalle consuetudini del tempo.
I personaggi si muovono sullo sfondo di architetture rinascimentali decorate con bassorilievi all’antica. I colori sono cristallini e brillanti dominati dal contrasto tra il rosa e l’azzurro delle vesti. Le figure non hanno la solennità di quelle di Piero della Francesca – definite da precisi rapporti geometrici – sono descritte da una linea più calligrafica, ma come in Piero è la luce che dà loro volume. Certo Fra Carnevale non fu “moderno” come il maestro di Borgo Sansepolcro, ma dipinse opere di grande fascino che integrano la tecnica della prospettiva con un ritmo narrativo di gusto ancora cortese.
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