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fino al 9.I.2005 | Le ceneri violette di Giorgione. Natura e maniera tra Tiziano e Caravaggio | Mantova, Palazzo Te

di - 13 Ottobre 2004

Spesso per apprezzare un’opera d’arte non sono indispensabili conoscenze da specialisti; sensibilità e intelligenza emotiva consentono allo spettatore di cogliere l’unicità di un dipinto o il fascino di una scultura. A volte però la distinzione tra ‘grande pubblico’ e ‘addetti ai lavori’ diviene necessaria. E’ il caso della mostra di Mantova. L’esposizione è molto interessante, ricca di opere importanti e di lavori di artisti meno noti, che saranno per molti una piacevole scoperta. Ma è una mostra difficile, la cui percezione non può che essere diversa tra ‘grande pubblico’ e ‘addetti ai lavori’.
Il tema è la pittura padana del cinquecento, intreccio di “natura e maniera, di attenzione al dettaglio reale e virtuosismo formale”. Se il tema è consueto, non lo è l’approccio scelto dai curatori: molto di ciò che è accaduto nel XVI secolo nella pittura veneta, lombarda ed emiliana (la Maniera Padana) è riconducibile anche per piccoli cenni all’opera straordinaria di Giorgione (Castelfranco Veneto 1478 – Venezia 1510). La sottile tela di connessioni e di legami tesa dai curatori, il ponte Giorgione-Caravaggio di cui parla Vittorio Sgarbi (curatore della mostra, con la collaborazione di Mauro Lucco), è complessa anche se intrigante e ricca di fascino.
Le opere sono presentate raggruppate per temi e affinità stilistiche; da Tiziano a Caravaggio, passando per i veneti Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Paris Bordon, Lorenzo Lotto, Paolo Veronese, Jacopo Bassano e Tintoretto; i pittori di scuola lombarda tra i quali Gerolamo Savoldo e il Moretto, il ferrarese Dosso Dossi, il Garofalo e lo Scarsellino e ancora in Emilia Correggio e Parmigianino. Ognuno di questi “rielabora, trasforma e deforma l’eredità di Giorgione” (Sgarbi) in modo personale e originale, secondo la propria maniera (che per Vasari era all’incirca sinonimo di ‘stile’).
Quale l’eredità artistica di Giorgione? La pittura tonale, “il valore atmosferico del colore inteso nel suo continuo variare di toni” (Pignatti); l’attenzione per gli effetti che la luce crea sui corpi e sugli oggetti; l’intensità psicologica dei ritratti; figura e paesaggio che si integrano mirabilmente: la natura, da muta scenografia per le azioni degli uomini, si trasforma in materia vivente; l’invenzione di un nuovo universo figurativo.

Gli ‘eredi’ imparano e rielaborano: le raffinate variazioni tonali di Tiziano –per esempio- che in vecchiaia estremizza il ruolo del colore e inventa una modernissima pittura di macchia nella quale le figure sono appena riconoscibili (si osservi Le stimmate di San Francesco proveniente da Ascoli Piceno). La ricchezza cromatica di Veronese; la luce che “da medium atmosferico con cui si impasta il colore diviene…. l’elemento basilare del linguaggio figurativo di Tintoretto” (Pedrocco) e i fantasmi baluginanti di El Greco (presente in mostra). I ritratti inquieti di Lorenzo Lotto e l’agitazione febbrile della sua Annunciazione di Jesi, tutto questo ha radici nell’opera di Giorgione.
Da Giorgine, Parmigianino attinge un atteggiamento mentale nuovo e moderno: se il primo è stato precursore nel creare opere prive di un contenuto esplicito, Parmigianino “dopo Giorgione è il primo artista che conquista la sua libertà contro tutti…. niente è più importante di dipingere… senza prendere ordini da nessuno”(Sgarbi). Dell’artista la mostra presenta l’Adorazione dei Magi proveniente da Taggia, rubata nel 1996 e ritrovata nel 2003.
Chiude l’esposizione La Conversione di Saulo di Caravaggio, protagonista di una curiosa querelle che ha segnato i primi giorni della mostra. L’opera di proprietà Odescalchi –prima versione del quadro conservato nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo- non era presente al momento dell’inaugurazione, bloccata a Roma perché il ministero avevo dato parere negativo al prestito. Il via libera del sovrintendente ha consentito alla tela di raggiungere Mantova. Ma attenzione la vicenda potrebbe non essersi esaurita qui, perché sembra che lo stesso ministero abbia richiesto agli Odescalchi di riportare urgentemente a casa il prezioso Caravaggio.
E si tratta forse della tela più manierista del Merisi: un frenetico intrecciarsi di gesti, un horror vacui tutto cinquecentesco, un’ambientazione drammatica, accesa di forti contrasti luce-ombra. Ne ha fatta di strada la pittura: è passato meno di un secolo dal morbido paesaggio della Tempesta giorgionesca.

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antonella bicci
visitata il 18 settembre 2004


Le ceneri violette di Giorgione. Natura e maniera tra Tiziano e Caravaggio
Dal 05/09/2004 al 09/01/2005
Palazzo Te, Mantova – Informazioni: 0376.323266; www.centropalazzote.it
Prenotazioni: 199.109910; diritto di prenotazione: 1 euro a persona
Ingresso: intero euro 9,00; ridotto euro 6,00 (gruppi min 15 persone max 30, over 60, ragazzi 12/18 anni, studenti universitari, disabili, soci Touring e FAI); gruppi e scuole euro 6,00. Il biglietto comprende la visita a Palazzo Te
Orari: lunedì 13.00/18.30; da martedì a domenica 9.00/18.30; la biglietteria chiude alle 17.30
Catalogo: Skira


Visualizza commenti

  • Mi stupisce tanta ammirazione per una mostra che, a mio parere, tanti elogi non li vale! Prima di tutto l'allestimento lascia a desiderare: buio e con tutto quel rosso.. e poi, Tiziano ha fatto tanto di meglio dei quadri esposti!!!!
    Evviva il pubblico eternamente entusiasta che decreta il successo di queste mostre!

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