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fino al 9.V.2009 | Hans Schabus | Milano, Zero…

di - 30 Aprile 2009
Hans Schabus (Watschig, 1970; vive a Vienna), giunto per colonizzare nuovamente il territorio linguistico e visivo italiano, non ha bisogno di troppe presentazioni. Non servono introduzioni né dichiarazioni di poetica per portare alla giusta soglia d’attenzione, quella di pochi adepti, la nuova personale dell’artista austriaco. Che è una bolla narrativa installata negli spazi della Galleria Zero.
Eppure nessuno dei seguaci di Schabus ha ancora proposto una recensione del progetto, al momento in cui scriviamo. Sarà perché a proposito di Is it the river? non esiste alcun comunicato stampa e nessun testo critico propriamente detto? È logico chiederselo, dato che, al di là d’ogni attesa, molti attenti osservatori sembrano aver potuto fare tranquillamente a meno di questo piccolo esempio d’esecuzione perfetta. A oggi esistente in qualità di evento ignorato.
Chi giunge in visita negli spazi di Zonaventura non può, per reazione istintiva, non raccontare quel che i lavori, l’atmosfera e la fotografia relativa a questa installazione (impossibile da definire come “mostra” nel vero senso del termine) evocano e ispirano. D’altronde, il fatto che volontariamente nulla sia stato pubblicato per introdurre questo nuovo progetto di Schabus è un’operazione coerente. Totalmente sovrapponibile con il pensiero dell’artista, con quel suo fare da artigiano schivo, riflessologo e creatore, che modella le proprie opere solo su e per se stesso.

Hans Schabus è stato definito un astronauta. Perché vaga nei mondi in cui vive, ai confini di quel che riesce a varcare. In verità, in Is It the river? tutto quel che esiste davvero sono le parole. Quanto al titolo della personale – titolo dall’apparente significato epicureo – deriva dall’assemblaggio di frammenti architettonici e riferimenti linguistici creatisi durante un lavoro del 2003. In quell’occasione, gli ingressi agli spazi della mostra furono bloccati; al loro posto, l’ignaro visitatore veniva mandato lungo un percorso che passava attraverso i labirintici corridoi dello scantinato. Provenendo dal basso e passando attraverso l’edificio storico, si emergeva infine nel modello in scala 1:1 dello spoglio studio dell’artista, che era stato eretto come se fosse una scultura al centro della mostra.
Schabus, in questa personale, esamina la propria idea di scorrimento, mettendo in scena il dubbio di questo viaggio-attraversamento. Attraverso un video, una foto e alcune installazioni, l’artista austriaco ripropone la spinta che lo ha ridotto, in qualità di uomo, a vagare per la propria curiosità. Un ramo che sorregge panni bagnati, due manici di ramazza che sostengono una font, un uomo che attraversa una palude e un ritratto dis-assemblato dell’artista ripropongono piani emotivi, fisici e intellettuali di forte percezione. Fenomeni di tale portata che lo spettatore non può spalmare sulla molteplicità collettiva, ma deve serbare come intima e personale.

Per Schabus, l’esplorazione e la meditazione dei luoghi sono lo stesso meccanismo di organizzazione degli spazi; azioni che a volte aumentano e altre volte diminuiscono la distanza tra l’esperienza del contenuto artistico e la forma della sua espressione.

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dal primo aprile al 9 maggio 2009
Hans Schabus – Is it the river?
Galleria Zero…
Via Ventura, 5 (zona Ventura) – 20134 Milano
Orario: solo su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0236514283; fax +39 0299982731; info@galleriazero.it; www.galleriazero.it

[exibart]

Visualizza commenti

  • Zero si consolida come uno dei pochi posti in italia dove vedere mostre che offrono uno scarto in più (seppur piccolo) rispetto alla noia e al compiacimento del pubblico.

  • Zero è una garanzia ma quest'anno a Milano abbiamo nuove gallerie come la annarumma404 che (finalmente) stanno portado una ventata di freschezza

  • caro morimura non te ne va bene una, ma sei proprio un artista fallito? Un curatore escluso, un critico a cui non viene chiesto di scrivere (solo i commenti su exibart!!!!) basta sei una lagna!!!!!

  • Questa di Annarumma se l'è scritta il proprietario, Francesco Annarumma, famoso per i suoi autocommenti

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