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fino all’11.VI.2012 | Paolo Cavinato | Milano, The Flat – Massimo Carasi

di - 8 Giugno 2012
Cornici lignee, di varie dimensioni, accolgono al loro interno fili di nylon trasparenti che si intrecciano disegnando forme geometriche pure, che si ripetono concentricamente, che si sovrappongono una sull’altra all’infinito, oppure rappresentano ambienti interni, stanze spartanamente arredate. Attraverso questi quadri, che appaiono quasi dei telai, Paolo Cavinato (Mantova, 1975) ha tessuto il vuoto dello spazio, ha imprigionato il corpo vuoto che avvolge qualsiasi ambiente, forma e oggetto si sottoponga al suo occhio indagatore. Una capacità visiva ed analitica, quella dell’artista mantovano, che trova la propria soluzione espressiva nella geometria, nello scomporre mentalmente ciò che si guarda per poi riprodurne le forme essenziali, pure e semplici. Ma non solo. Il soggetto contemplato, venendo spogliato, denudato e ridotto a forma minimale, non riesce ad evadere dall’analisi introspettiva di Cavinato che ne cattura l’essenza, l’aura, l’anima, ovvero tutto ciò che non si è soliti cogliere in ciò che si guarda.
Un ambiente non è quindi solo un ambiente, una stanza non è un cubo a sei facce, ma qui, in queste tele-telai, è un corpo aperto e sospeso dove grava l’assenza di una qualsiasi forma di gravità. La tessitura imprigiona così l’aura, l’essenza dell’ambiente, ma ne spalanca anche i limiti fisici, sfondando le pareti di un luogo che prima era chiuso ma che adesso non trova confini. Anche i piccoli collage in mostra, nonostante siano stati pensati e realizzati in chiave opposta al metodo dei “telai”, riescono comunque a ricreare lo stesso effetto di straniamento. Il quadro-telaio disegna ambienti e forme attraverso il vuoto lasciato tra i fili, in una sorta di “incisione” del vuoto, mentre i collage sovrappongono cartoncini con diversi spessori giocando quindi con un pieno che materializza strati e forme spezzate fra loro.
Che Cavinato utilizzi il “vuoto” oppure il “pieno” per rappresentare i suoi ambienti, o le sue forme geometriche, dunque, questi mireranno sempre, e comunque, ad una costruzione che fatalmente è anche decostruzione, e viceversa. Un vortice continuo in cui il rovescio della medaglia oppure, in questo caso, della forma, coincide con il suo fronte, dove quindi il vuoto genera il pieno ed il pieno genera il vuoto.
erica bertoni

dal 10 aprile all’11 giugno 2012
Paolo Cavinato – Behind the Curtains
The Flat – Massimo Carasi
Via Paolo Frisi 3 (20129) Milano
Orario: dal martedì al sabato ore 14.00-19.30; festivi su appuntamento
Info: +390258313809 – carasi-massimo@libero.it – www.carasi.it

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