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fino all’11.XI.2010 | Gerold Miller | Milano, Alessandro De March

di - 18 Ottobre 2010
Il nuovo spazio di Alessandro De March è una vetrina
essenziale ma impeccabile. Una cornice minuta, una galleria temporanea
affacciata sul cortile interno dell’edificio d’angolo, tra via Ventura e via
Massimiano. La luce naturale non entra mai direttamente nella sala principale.
Ma i neon, ben accorpati sul soffitto, instaurano la giusta atmosfera. Un’aria
decisiva per questa mostra, né accentratrice né impersonale.

Sostanziazione e dematerializzazione, infatti, restano i
due timoni concettuali di Early works, prima personale milanese di Gerold Miller (Altshausen, 1961; vive a
Berlino). L’artista tedesco installa alle pareti opere realizzate negli anni ‘90,
riquadri in alluminio e smalto laccato che ritraggono il realismo della forma.

Disegno, dipinto, rilievo, installazione, scultura,
supporto e cornice, i lavori dell’artista tedesco sono espedienti totali. Meccanismi visivi di rincorsa che
rendono l’impalcatura prospettica una proiezione concettuale. Miller, infatti,
rialza di pochi centimetri l’area bidimensionale a sua disposizione, traducendo
nel bianco dell’intonaco il riflesso di un’illusione architettonica. Miller è
costantemente attratto dalla resa formale di uno spazio contenibile. Un vuoto
attivo trattenuto sotto forma di piano infinito, un nulla geometrico, sospeso
tra vertici e apici.

Significativa, in merito a questa ricerca, la fotografia
esposta da De March con il titolo Amazing (1997). In primo piano, quattro sigarette
intersecano due diagonali perfette, insistendo, tra cenere e fili di tabacco,
su tracce di circonferenze poste attorno a un centro.

Tra figurazione e astrazione, i contenitori metallici
esposti in galleria inquadrano la giusta direzione per lo sguardo. Attorniati
da una dozzina di lavori, gli occhi del visitatore sono posti nella condizione
di cominciare la medesima ricerca dell’artista. Mettendo a fuoco quell’unico
punto che, al di fuori di ogni giusta distanza, aiuta a vedere dentro.

A un primo impatto, la mostra può risultare asciutta,
troppo breve per essere assorbita d’un solo colpo e ancor più perfetta per
indicare al meglio l’illimitata produzione di Miller. Ma si consiglia di
avvicinarsi a ciascun lavoro e di fare attenzione ai movimenti impressi. Da notare, infatti, più che
l’esattezza dei profili, i moti centrifughi e centripeti che distribuiscono le
pennellate di smalto (blu, bianco e nero).

L’energia pittorica di ogni aspersione è il segreto per
saper leggere non tanto l’impianto radicale e conciso, quanto la retrostante
ricerca critica e semantica. La geometria dell’alluminio, infatti, è solo una
scusa, una rete affilata che fa emergere senza alcun tipo di disturbo
l’interpretazione semiotica dell’intera Early works.

Senza istigare emozioni marcate,
né effetti percettivi squillanti, le opere posticipate di Miller manifestano a
distanza di oltre dieci anni quanto siano state fondative alcune radici
radicali, lati nascosti dell’arte contemporanea sempre più difficili da vedere.

ginevra bria

mostra visitata il 16 settembre 2010


dal 16 settembre all’undici novembre 2010

Gerold
Miller – Early works

Galleria Alessandro De March

Via
Massimiano, 25 (zona Ventura) – 20134 Milano

Orario: da
martedì a venerdì ore 12-19; sabato ore 14-19 o su appuntamento

Ingresso
libero

Info: tel./fax
+39 026685580;
info@alessandrodemarch.it; www.alessandrodemarch.it

[exibart]

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