Categorie: milano

fino all’11.XII.2009 | Dennis Oppenheim | Milano, Galleria Six

di - 7 Dicembre 2009
Lasciare uno spazio espositivo di 400 metri
quadrati, a Lissone, per approdare a Milano, ma in una stanza di ben più
ridotte dimensioni. La Galleria Six cambia formula, scegliendo di fare di
necessità virtù. Il ridimensionamento degli spazi si traduce infatti in una
precisa scelta di programmazione: non più grandi mostre, ma personali dedicate
esclusivamente a un’unica opera, lasciata libera e solitaria all’interno di uno
spazio immacolato e senza arredi.
Una sfida per le opere, e che perciò privilegerà
inizialmente soprattutto artisti affermati, come Joseph Kosuth e Nam June Paik. Ma anche per gli
spettatori che, confrontandosi con un’opera sola, restano dapprima sorpresi e
perplessi, ma poi vengono “costretti” a un silenzioso esercizio di profondità
dello sguardo, potendo riscoprire la disponibilità a dedicare un tempo diverso,
sia quantitativamente che qualitativamente, a ciò che hanno di fronte.
La mostra di Dennis Oppenheim (Electric City,
Washington, 1938; vive a New York) è la prima a dare il segno delle intenzioni
della galleria. Viene presentata la maquette di un’opera che ha
avuto una genesi trentennale, passando dal progetto di fine anni ‘60 al modello
del 1989, fino alla realizzazione definitiva per la Biennale di Venezia del
1997.
Una tipica chiesa del New England è presentata
inclinata e capovolta, con la punta del campanile conficcata a terra, unico
elemento in grado di reggerla in equilibrio. La chiesa è per metà spogliata
delle sue pareti, lasciando nella parte superiore soltanto uno scheletro d’assi
a segnarne la forma, soluzione che permette alla luce notturna, o artificiale,
di enfatizzare la suggestione delle sue ombre.
Per quanto innocente – un’opera aggressiva ma
non blasfema, come ha sottolineato il suo autore – l’opera ha avuto
un’accoglienza controversa. Oppenheim ne dovette cambiare il titolo, dall’iniziale
Church a Device to Root Out Evil, facendone una sorta di grande insegna
rovesciata, che anziché indicare la strada per il Paradiso mostra quella che
conduce all’Inferno. Ciò non fermò le polemiche, che in seguito costrinsero a
un’esistenza travagliata una delle tre versioni esistenti dell’opera, dapprima
rifiutata dalla Standford University, in seguito approdata a Vancouver, da dove
l’anno scorso è stata nuovamente rimossa, per finire al Museo Glenbow di
Calgary.
Oppenheim ha fatto della deformazione o reinvenzione
di forme e strutture familiari un segno della propria public art, mostrando come
sia possibile far cambiare il loro significato e valore simbolico mutando la
prospettiva da cui le si osserva.

In questo caso, la figura della chiesa
acquista una tensione dinamica e aggressiva, trasformando un solido luogo di
sicurezza e tranquillità in uno strumento minaccioso. Come dimostrano sulla maquette
le tre
figure umane che sostano a poca distanza dall’edificio capovolto e incombente.

articoli correlati
Oppenheim a Catanzaro

stefano mazzoni
mostra visitata il 17 novembre 2009

dal 14 novembre all’undici dicembre 2009
Dennis
Oppenheim – Church. Opera Prima
Galleria Six

Via
Filippino Lippi, 12 (zona piazza Piola) – 20131 Milano

Orario:
da martedì a venerdì ore 10.30-16.30; sabato ore 14.30-19

Ingresso
libero

Info:
mob. +39 3496680813;

info@galleriasix.it
; www.galleriasix.it

[exibart]


Visualizza commenti

  • per quanto riguarda l'espressione artistica non ho niente da obbiettare considerando è ciò che l'artista ha voluto comunicare.
    ma a mio parere la mostra o l'esposizione è come se fosse fatta a metà non completata.
    le angolazioni vengono viste dalle persone che osservano l'opera.
    a mio parere l'artista doveva anche fare vedere
    il suo punto di vista apliando maggiormante la sua idea di esposizione.
    Questa esposizione è solo un inizio di idea ma
    come è di solito le idee sviluppate o in procinto di esselo devono non solo dare l'interpretazione allo spettatore così è facile di approvazione da tutti. la difficoltà di un artista e la grandiosità è data dalla sua visione ottica del mondo che lo circonda
    e stare a vedere come l'opinione pubblica possa essere in accordo a condividere il suo punto di vista. Lasciare agli altri tale libertà è facile e indiscutibile imporre e condividere un pensiero e un concetto definito sviluppato personalmente è molto diverso.
    martinelli-art

  • "visione ottica del mondo"?? a volte si leggono commenti davvero indecifrabili, al terzo tentativo ci si guadagna solo un po' di mal di testa..

Articoli recenti

  • Mostre

Zhang Chaoyin, l’Himalaya non è mai stato tanto vicino

Fino al 15 maggio l'Edificio B12 della Manifattura Tabacchi ospita la mostra del fotografo Zhang Chaoyin, con sessanta opere sull’Himalaya,…

13 Aprile 2026 0:02
  • Progetti e iniziative

Nuova direzione e nuovi progetti per Casa degli Artisti a Milano: intervista a Giulia Restifo

Casa degli Artisti entra in una nuova fase con una guida rinnovata: residenze multidisciplinari, collaborazioni con istituzioni milanesi e reti…

12 Aprile 2026 19:30
  • Arte contemporanea

Reportage dalla Biennale di Sydney: pratiche della memoria in una mostra diffusa

Il progetto curatoriale mette al centro memoria e trasmissione, articolandosi in una pluralità di contesti che arricchiscono il racconto ma…

12 Aprile 2026 17:00
  • Mercato

Il Ponte Casa d’Aste inaugura un dipartimento dedicato al fumetto

Continua la corsa della Comic Art sul mercato internazionale. Così Millon e Il Ponte Casa d'Aste curano una vendita dedicata…

12 Aprile 2026 16:52
  • Arte contemporanea

Sidival Fila in dialogo con Raffaello all’Ambrosiana di Milano

Nella Sala del Cartone dell’Ambrosiana, l’intervento di Sidival Fila si affianca al celebre cartone della Scuola di Atene, attivando un…

12 Aprile 2026 16:00
  • Arte contemporanea

L’opera che non doveva esistere. Omaggio all’America Latina tra storia e riattivazione

Ritirata, esclusa dal catalogo, privata dei nomi: “Omaggio all’America Latina” di Cavaliere e Scanavino riemerge a Milano insieme alla performance…

12 Aprile 2026 15:00