Marco Lodola x Dior, Saks, New York, ph. Francis Dzikowski
Dopo le luminarie salentine di Marinella Senatore per la Collezione Cruise 2021, Dior prosegue con le sue collaborazioni con l’arte contemporanea, lunga la strada delle luci: Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa dello storico brand d’alta moda dal 2016, ha infatti coinvolto Marco Lodola per “illuminare” le vetrine dei suoi 400 store sparsi in tutto il mondo. L’occasione è stata la presentazione della Collezione Inverno 2021, in queste settimane esposta nelle boutique Dior, da Toronto a Forte dei Marmi, passando per New York, e ispirata alle atmosfere Pop degli anni ’70 di warholiana memoria.
Conosciuto per le sue installazioni coloratissime, Lodola ha spesso incrociato il suo percorso con la moda e il design, con collaborazioni con brand quali Vivienne Westwood, Giuliano Fujiwara, Enrico Coveri. Pochi giorni fa, in occasione del 75mo compleanno della Vespa, ha presentato una scultura luminosa – chiaramente su due ruote – esposta in piazza della Scala, a Milano.
Tra le 400 installazioni pensate da Marco Lodola per Dior, una delle più spettacolari è quella che si vede sulla facciata dei grandi magazzini di lusso di Saks, sulla Fifth Avenue, New York. La maison ha infatti rilevato le sei vetrine centrali, che Lodola ha reinterpretato secondo il suo stile. «Il punto di partenza è stata la luce. Ho utilizzato la tecnica delle lavagne luminose – quelle che Filippo Tommaso Marinetti chiamava “avvertimenti luminosi” – per la boutique Dior in Saks Fifth Avenue, uno dei grandi magazzini più importanti e famosi al mondo», ha spiegato l’artista. «Abbiamo fatto in modo che la boutique e la sua scenografia si fondessero perfettamente con la personalità della città , preservando lo stile Pop dell’installazione», ha continuato Lodola, che è intervenuto anche negli spazi interni. Ispirazioni urbane site specific anche per le altre boutique.
Per le vetrine di Harrods, per esempio, la suggestione è venuta dai tipici autobus a due piani di Londra, mentre per la boutique di Atene non si poteva che far riferimento alle cariatidi dell’Acropoli. «Tutti gli allestimenti sono diversi e, in ogni città , abbiamo reinterpretato l’atmosfera culturale del luogo, con le luci a LED che sono elementi chiave in tutte le mie opere», ha concluso l’artista.
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