Davide Barbini, Monade, 2023
La mostra 23 watt, visitabile fino al 29 luglio al Magazzino del Sale 3 di Venezia, apre il proprio percorso espositivo con una citazione. Si tratta di un aforisma di Elias Canetti, Nobel per la letteratura che, alla fine del secolo scorso, scriveva: “Soltanto il sapere che esita conta. Questo è ciò che, più di ogni altra cosa, manca ai computer: l’esitazione.” Ed è proprio il complicato rapporto tra mente umana, arte e tecnologia a fare da filo rosso in questa esposizione ricca di lavori diversi e variegati, sia per la scelta dei media sia per gli argomenti trattati.
Il progetto, coordinato da Alberto Zanchetta, si propone di portare al di fuori dell’ambiente universitario le attuali ricerche estetiche di una selezione di diciannove artisti, studenti e neolaureati, che nell’Accademia hanno sviluppato il proprio percorso formativo. L’obiettivo è, nelle parole del direttore della scuola Riccardo Caldura, quello di «intercettare ed esprimere un nuovo sentire generazionale»: i giovani autori, nativi digitali, colgono l’opportunità per riempire gli ampi spazi del magazzino, il cui allestimento è esso stesso stato realizzato dall’Accademia, con una serie di lavori, ricerche ed esperimenti che colgono la sfida posta dallo sviluppo delle nuove tecnologie all’artista contemporaneo. Molteplici sono gli approcci e le risposte, a restituire una varietà di letture e interpretazioni che ben riflette la complessità del tema affrontato.
Il risultato è un percorso ricco e sfaccettato, la cui suddivisione in cinque aree tematiche porta lo spettatore a confrontarsi con opere che vanno dalla serie fotografia alla scultura, passando per la stampa, fino alla progettazione di videogiochi e di siti web. Il titolo della mostra, 23 watt, fa riferimento alla quantità di energia prodotta da un cervello umano medio nello stato di veglia, abbastanza da accendere una lampadina. Se si verificasse un blackout planetario, osserva Zanchetta, «soltanto la rete cerebrale sarebbe ancora in grado di generare elettricità.L’impulso prodotto dal nostro cervello resta quindi una fonte primaria, oltre che una risorsa propulsiva per tutti i dispositivi tecnologici».
L’attualità ed originalità del progetto risiedono proprio qui: in un tempo in cui il confine tra l’umano e la tecnologia si fa sempre più sottile e sfumato, la mostra si propone di dimostrare come, nonostante tutto, ci sia sempre la necessità di un apporto antropico. I nostri limiti, il nostro sapere che erra ed esita, sono alla base della prerogativa umana di pensare, dubitare, immaginare e sognare.
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