Simona Pavoni: À Jour, Mare Karina, Venezia (17 sett – 25 ott 2025) Photo by Tiziano Ercoli. Courtesy the artist and Mare Karina.
Da dove iniziare per raccontare una mostra piccola ma stratificata come la nuova personale di Simona Pavoni a Venezia? Trovare un concetto che riassuma un’esposizione, da cui cominciare a stendere il filo, non è mai semplice; ma quando una mostra funziona come una vera e propria matrioska —con ogni opera racchiusa in un’altra, con ogni sfumatura in comunicazione con la seguente— si fa ancora più complesso. Ogni definizione sembra funzionare solo per qualche istante per poi accartocciarsi su se stessa.
Cominciamo allora, senza alcuna pretesa, da un concetto già destinato a crollare: quello di segretezza, che a primo acchito potrebbe funzionare tanto per la mostra À Jour —questo il titolo della bella mostra della Pavoni— quanto per lo spazio che la ospita. Mare Karina è infatti una piccola realtà incastonata nel Campo de le Gate di Venezia: “segreta” perché non vi si finisce per caso. Ma ecco che la descrizione crolla: a Venezia ormai chi non conosce questo spazio? Stabilitosi nel 2024 in laguna dopo un’esperienza nomade, il progetto di Marta Barina non ha mai smesso di proporre esposizioni di qualità, dall’installazione video di Beatrice Favaretto ai cataloghi di Bruno Alfieri, dal supporto ai giovani artisti alla collaborazione con realtà locali.
Anche l’esposizione della Pavoni —curata da Giulia Mariachiara Galiano e Costanza Longanesi Cattani— si situa in questa soglia tra occultamento e rivelazione. Le bianche tende di carta plissettata che ripartiscono gli spazi di Mare Karina sono infatti barriere visive, ma, al tempo stesso, le migliaia di piccoli fori che le punteggiano lasciano passare la luce e le ombre degli altri visitatori sono sempre visibili oltre l’installazione, suggerendo —senza mai confermare— le loro presenze.
Il foro, che Fontana ha reso un elemento non trascurabile della storia dell’arte, diventa essenziale per la Pavoni, che lo trasforma in ricamo. Nella sua serie Pori, i suoi minuziosi buchini costellano le tele, lasciando fuoriuscire piccole quantità di materiale colorate: è il dipinto che si cela sul retro dell’opera, che ci è dato scoprire solo in parte.
Il foro, il piegare la carta: si tratta di azioni delicate, puntigliose e ripetitive, che donano all’intera esposizione una dimensione meditativa e sartoriale. La Pavoni trasforma ogni materiale attraverso unità minime. Come racconta lei stessa si tratta di «piccoli gesti che vanno ad impreziosire le superfici». Si creano così ricami eleganti ovunque, anche sul vetro, con cui l’artista crea dei veri e propri centrini: appuntiti, quadrati o a forma di stella. È un po’ come se le tradizioni veneziane si fossero fuse per dar vita ad un merletto cristallino.
La capacità della Pavoni di trasformare qualsiasi materiale in elemento prezioso si riscontra anche nella vetrina dello spazio, dove l’artista espone un lavoro in pelo di cane ricavato da scarti di tolettatura. Si tratta di un materiale insolito e umile, che l’artista trasforma in un morbido tessuto, un tappeto dalla fibra densa che vorremmo accarezzare. Ancora una volta, la pratica del ricamo, del gesto minuzioso, diventa un modo per ripensare la relazione tra corpo, materiale e trasformazione artistica.
Con À Jour, Simona Pavoni costruisce dunque una piccola grammatica del segreto, fatta di soglie, gesti ripetuti e materiali in trasformazione. La mostra sembra interrogare il modo stesso in cui guardiamo, chiedendo al visitatore di sostare e di attraversare lentamente il labirinto di carta, come dentro un tessuto da decifrare. In questo senso Mare Karina conferma la sua vocazione: uno spazio capace di dare forma a progetti che sfuggono ai canoni espositivi ordinari e che aprono varchi sorprendenti nella scena veneziana contemporanea.
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Non un semplice documento di programmazione, ma una presa di posizione sul ruolo contemporaneo dell’istituzione museale. Con il primo Piano…
"I'm a Gardener" è la nuova mostra di OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, fino al 1° novembre 2026:…
Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk in quattro personali che esplorano ricerche radicalmente diverse, dalla narrazione fantastica…
I fiori amorosi di Chagall, il tempo sospeso di Donghi, la vita collettiva di Guttuso. Sguardo in anteprima ai top…
A Tbilisi prende forma il progetto di una nuova Trump Tower progettata da Gensler: appartamenti e negozi di lusso, in…