Maria Lai, Fili di cielo, installation view, Le Pleiadi Art Gallery, Milano, Courtesy Archivio Maria Lai, Ph Michele Alberto Sereni e Natascia Giulivi
Entrando al numero 12 di via dellâOrso ci si lascia alle spalle lâaffollata Brera per varcare la corte di un complesso residenziale, unâinaspettata oasi di pace. Ă qui che ha sede la nuova vita di Le Pleiadi Art Gallery, uno spazio collocato al piano terra di cui, giĂ affacciandosi dalle finestre che danno sullâesterno, si può scorgere una realtĂ espositiva immersa in unâatmosfera calda e domestica. La storia della galleria comincia negli anni Settanta a Monza, quando Carla Canzi decide di entrare nel mercato dellâarte concentrandosi sulla pittura italiana tra Otto e Novecento, specializzandosi in particolare sulla Scuola Lombarda e sui maestri del Realismo e del Divisionismo. Nonostante lâarte antica e moderna ne costituiscano il DNA, la galleria guarda oltre, quando il figlio Gianluca Colombo ne prende le redini e la trasferisce a Milano, aprendosi alle ricerche artistiche del Dopoguerra.
Dopo oltre 50 anni di storia, Le Pleiadi Art Gallery compie un salto ulteriore, affrontando le nuove tendenze del mercato e i mutamenti del collezionismo e sperimentando dialoghi inattesi tra i diversi linguaggi che arrivano fino al contemporaneo. Determinante in questo è stata lâentrata di Irene Giardini, art dealer con alle spalle unâesperienza in case dâasta e fiere internazionali, la cui direzione apre la strada a un nuovo corso. Si parte infatti con Fili di cielo. Scritture, una mostra dedicata a Maria Lai a cura di Chiara Manca, in corso fino al 30 gennaio 2026. Una raccolta di oltre 30 opere racconta lâuniverso della pioniera dellâArte Relazionale, tra le artiste italiane piĂš note a livello internazionale, vissuta tra il 1919 e il 2013 e indissolubilmente legata al suo paese dâorigine Ulassai, nellâOgliastra.
Non si può comprendere il suo lavoro senza ripercorrere la storia di Legarsi alla montagna, unâazione che, alla fine degli anni Settanta, aprĂŹ in modo decisivo un nuovo linguaggio che non solo coinvolgeva direttamente lo spettatore nellâopera, ma fungeva da elemento attivatore di unâintera comunitĂ . In quel periodo, infatti, lâallora sindaco di Ulassai commissionò a Maria Lai un monumento ai caduti. Lâartista, rifiutando a priori il consueto paradigma della scultura celebrativa, reinterpretò unâantica leggenda locale, progettando di legare tra loro le porte delle case, le strade, gli edifici, fino alla montagna che sovrasta il paese. Legarsi alla montagna fu un atto tanto visionario quanto contestato, che per decenni non riuscĂŹ a trovare la giusta legittimazione nella storia. Quel filo di tessuto celeste non collegò tra loro solo gli arredi urbani e le proprietĂ private allâelemento naturale, ma irruppe con forza in legami, dissapori e dissidi che intercorrevano tra gli abitanti del Paese, facendo accadere lâinaspettato e costringendoli in qualche modo a fare i conti con esso. Lâintrico inesorabile tra filo e legame, parola e tessuto, trova eco nella mostra de Le Pleiadi Art Gallery, dove i simboli cari alla poetica di Maria Lai ricorrono continuamente nelle opere esposte.
Come nelle diverse versioni di Telaio, composizioni a-gerarchiche che stanno al confine tra bidimensionalitĂ e tridimensionalitĂ , dove la cornice non rappresenta un limite ma si sovrappone in diversi esemplari attraversati dai fili tesi di telaio. Questi ultimi, a loro volta, diventano partiture liriche che accompagnano elementi vegetali e naturali, come la capretta o la lucertola, simboli del territorio ma anche costanti del linguaggio artistico di Lai. Fili, ricamo e tessitura trovano la piĂš emblematica espressione nei suoi libri, costruiti attraverso una parola antica e pre-alfabetica, segni silenziosi di un universo ancora non decodificato e da esplorare con approccio primordiale. Il filo lega, unisce, lede le ferite dellâesistenza, ma allo stesso tempo afferma la propria identitĂ , si manifesta nella sua inafferrabilitĂ . A colpire è anche un presepe realizzato in juta, piume e lustrini, le cui statuine paiono incedere, delicate e solenni, col viso rivolto verso il basso sotto un cielo stellato che le avvolge.
Le Pleiadi Art Gallery, forte di una storia lunga piĂš di mezzo secolo e al tempo stesso al centro di un profondo rinnovamento, proseguirĂ nei prossimi mesi con un programma espositivo capace di attraversare epoche e linguaggi: dalla selezione di opere legate allâesperienza del gallerista Franco Toselli agli scatti di Nadar che hanno immortalato i volti dei maestri impressionisti, fino alle ricerche degli artisti emergenti. Un percorso di dialoghi e attraversamenti, in cui il passato diventa materia viva per leggere il presente e immaginare il futuro della galleria. Ad aprire questo nuovo ciclo sarĂ la mostra di Giovanni Gaggia, attesa per la primavera.
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