Categorie: Mostre

A Napoli una mostra riflette sull’ossessione contemporanea per la perfezione

di - 16 Maggio 2026

Viviamo in un tempo che misura tutto: il corpo, il rendimento, la produttività, persino la felicità. Un tempo in cui l’errore è percepito come una colpa e la fragilità come qualcosa da correggere. È proprio come critica all’ ossessione contemporanea per la perfezione che nasce la mostra collettiva A Gentle Collapse. I don’t much care where so long as I get somewhere, curata da Marta Ferrara e ospitata, fino al 18 maggio 2026, dalla Home Gallery Andrea Nuovo di Napoli.

Le ricerche artistiche di Zoë Pelikan, Matteo Silverii, Dorottya Vékony e Flora Villaumié, nonostante le grandi differenze dei linguaggi scelti, sono accomunate dal tentativo di mettere al centro un concetto di “autenticità” che non nega l’errore e per questo ripudiato in un’era “ultraperformante” come la nostra.

A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026

Il titolo della mostra prende in prestito una frase dal romanzo Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll: nella sua connotazione ossimorica (come può un evento traumatico come un collasso essere gentile?) è racchiuso il senso di questa polifonia di tele, elaborazioni digitali, sculture e acqueforti che ragiona sul senso profondo di “crescere” nella società d’oggi, delineando i tratti somatici di una generazione sospesa su un precipizio di possibilità, in realtà negate per l’assoluta impossibilità di approdare a un “porto sicuro”.

Tocca alle opere di Dorottya Vékony dare inizio al percorso con le sue immagini botaniche alterate, artificiali e fluorescenti, capaci di trasformare il naturale in qualcosa di gradevole, ambiguo e tossico. «Viviamo il difetto come una colpa. Ogni cosa deve essere perfetta: sia questa una mela, una composizione floreale o il nostro volto – racconta Fernanda Garcia Marino della Galleria Andrea Nuovo. – In realtà, la perfezione non esiste in natura. La negazione del difetto, quindi dell’errore, porta l’uomo a crearsi una natura alternativa che di naturale non ha nulla, ma che per lui è accettabile».

A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026

A dialogare con le artificiose meraviglie botaniche di Vékony c’è, al primo piano della galleria, un grande acrilico di Matteo Silverii ispirato alla flora vesuviana. L’ opera appartiene ad una serie che evoca frammenti di vita vissuta, in un intenso lavoro sull’ineluttabile dissolversi del ricordo.

A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026
A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026

Al piano superiore Zoë Pelikan utilizza oggetti quotidiani per affrontare il tema dell’incomunicabilità: tazze e recipienti in terracotta, fantasiosamente difettosi e impossibili da utilizzare, simboleggiano relazioni umane incapaci di compiersi davvero. Il gesto conviviale per antonomasia, quello di prendere un caffè, si trasforma così in metafora di una distanza emotiva siderale. La critica sociale di Zoë Pelikan è complementare a quella di Flora Villaumié che con gli elaborati universi visivi sovraccarichi di dettagli delle sue acqueforti ragiona sui rapporti di forza fra “servi” e “padroni” della società contemporanea.

A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026
A Gentle Collapse, veduta della mostra, Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli, 2026

Con un movimento circolare, il percorso espositivo ritorna sull’opera di Matteo Silverii con due nature morte di grande formato dedicate agli oggetti di poco conto che si ritrovano spesso fra le curiosità ormai demodé dei mercati delle pulci. Centrotavola kitsch a tema ornitologico, maialini, collane di perle finte e specchietti da borsetta: Silverii riscopre le cose che ormai nessuno vuole più, destinate ad una cantina buia o alla discarica, in un’ode su tela a ciò (e magari a chi) non è degno di una foto su Instagram.

Con ironia e acume, A Gentle Collapse rivendica il diritto a rallentare e a sbagliare, il diritto a non essere performante, a non essere di moda. Una piccola rivoluzione artistica dedicata a chi ha il coraggio, addirittura, di essere normale.

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