6. Fabio Iemmi. Ornato mistico, 2015-2025, intonaci graffiti, terre naturali, pigmenti minerali su tela e damascati, cm 130x150
Ă aperta da pochi giorni, a Palazzo da Mosto di Reggio Emilia, la mostra Opus in fieri, bi-personale di Federico Branchetti e Fabio Iemmi, curata da Greta Martina e promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani. Visitabile fino allâ8 febbraio 2026, lâesposizione si inserisce nel programma che anima le sale quattrocentesche al piano terra del palazzo attraverso i linguaggi dellâarte contemporanea, proseguendo il percorso avviato con la recente mostra di Nazzarena Poli Maramotti.
Il titolo Opus in fieri dichiara lâorizzonte concettuale del progetto: una riflessione sul momento che precede la forma compiuta, su quella soglia instabile in cui lâopera non è ancora definitivamente fissata ma giĂ carica di possibilitĂ . Come scrive la curatrice, è la potenzialitĂ a costituire il centro della mostra, un tempo sospeso che Branchetti e Iemmi abitano attraverso pratiche che, nelle loro divergenze, risultano accomunate da unâattenzione radicale nei confronti della materia, intesa come principio attivo, oltre che come supporto.
Nelle prime due sale del piano terra, prende forma Liminale, progetto di Federico Branchetti costruito attorno a una selezione di opere inedite, realizzate appositamente per lâoccasione. Tra queste spicca LâUomo del Fiume II, grande scultura in argilla cruda modellata direttamente negli spazi espositivi, che porta con sĂŠ il tempo del gesto e della trasformazione. Accanto, i Disegni simultanei nascono da unâazione prolungata e quasi performativa: tracciati senza interruzione durante viaggi in treno o in auto, seguono la durata del percorso e registrano una continuitĂ fisica e mentale del segno.
Nella ricerca dellâartista, nato a Reggio Emilia, nel 1994, il disegno e la scultura diventano strumenti per interrogare la grammatica stessa della forma plastica, tra gravitĂ , peso, tensione dei volumi e relazione con lo spazio circostante. Branchetti, formatosi allâAccademia di Belle Arti di Bologna con Davide Rivalta, Antonio Violetta e Massimo Bartolini, è stato finalista nel 2023 alla 62ma edizione del Premio Faenza.
Il percorso prosegue nelle ultime due sale con Metacantieri â Vibrazioni sonore della materia, progetto di Fabio Iemmi. Qui il visitatore incontra una sequenza di opere materiche a parete, insieme allâinstallazione Codici, composta da lavori tessili realizzati su catene Gobelin e jacquard, con interventi in lana, lino e lurex.
La pratica di Iemmi, originario di Montecchio Emilia, classe 1952, si muove da anni in una zona di confine tra pittura, architettura e installazione, esplorando la dimensione concettuale ed estetica della materia attraverso tecniche come il graffito, la pittura su muro e lo strappo. Terre naturali, polveri metalliche, madreperla, carta giapponese, tutti i materiali impiegati sono trattati come superfici vive, soggette a trasformazioni e mutamenti anche dopo la conclusione dellâopera. Iemmi, attivo da decenni in Italia e allâestero, ha collaborato con istituzioni museali e realtĂ internazionali, realizzato interventi site-specific in contesti pubblici e privati e lavorato con aziende come Poltrona Frau e Max Mara Group.
Se le modalitĂ operative dei due artisti differiscono, è dunque la materia a costituire il terreno comune del dialogo. In Opus in fieri diventa centro e strumento, custode di unâenergia latente che determina tempi, forme e possibilitĂ dellâopera, modificando, al contempo, le coordinate immaginative di chi osserva.
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