Categorie: Mostre

A Ravenna si intrecciano due visioni contemporanee dell’arte del(le) tessere

di - 24 Ottobre 2025

Visitabile fino all’11 gennaio 2025, la mostra Tessere propone un approccio al mosaico contemporaneo che supera la consueta retorica del ponte tra passato e presente. Una retorica spesso adottata in contesti culturali in cui il peso della tradizione è così preminente da lasciare poco spazio alle nuove declinazioni dell’arte. Alla Fondazione Sabe per l’Arte – «Spazio del fare e del mostrare» – questo dialogo prende corpo sotto la direzione artistica e la curatela di Pasquale Fameli. È un confronto intenso, capace di segnare chiunque scelga di varcare l’ingresso.

Quali sono queste modalità di tale confronto? Sono modalità intersezionali, già inscritte nel titolo stesso. La doppia accezione della parola tessere evoca infatti una duplicità: da un lato gli elementi costitutivi del mosaico (dopotutto, ci troviamo a Ravenna), dall’altro l’atto del tessere come gesto che unisce. Si potrebbe aggiungere anche un’ambivalenza temporale: laddove il mosaico tende a fissare, il gesto della tessitura implica movimento e continuità, un fare che non si interrompe. Tessiamo cosa, dunque? Sensazioni, gesti, materiali e concetti indissolubilmente intrecciati – e proprio per questo vivi.

Laura Renna, Helianthus, 2011, lana di acciaio inossidabile, 250x250x12cm

Questa percezione poliedrica, che Tessere restituisce, prende forma in uno spazio che si sottrae al modello del white cube. Alla Fondazione, leggiamo: «Particolare attenzione è dedicata alla scultura, intesa come paradigma di una tensione espansiva tra la forma, il fruitore e l’ambiente».

Prima falegnameria e tipografia, poi casa della Ninapì – Nesting Art Gallery, spazio culturale underground che ha esposto per anni le opere di numerosi giovani artistə italianə e internazionali – la Fondazione Sabe è oggi un centro di diffusione dell’arte contemporanea attraverso mostre, incontri, proiezioni. Le travi in legno del soffitto, riportate alla luce dopo vari interventi di restauro, raccontano già la stratificazione del luogo, che accoglie ora le ricerche di Alice Padovani e Laura Renna, entrambe attive nel territorio modenese e oltre.

TESSERE Alice Padovani, Laura Renna, veduta della mostra, Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna, 2025, ph. Daniele Casadio

Padovani mette in relazione meraviglia e repulsione, ma lascia che prevalga la meraviglia: quella che nasce dalla curiosità per ciò che è natura, colore e vita, che l’azione umana tende a immobilizzare nel tempo. Usa strumenti radicalmente legati a questa pulsione di controllo: aghi entomologici, impiegati dal XVIII secolo per classificare gli insetti – esseri che lei definisce perfetti.

Nel suo statement leggiamo: «Gli insetti, diversamente dall’uomo la cui “imperfezione” è alla base della sua costante mutazione, sono già degli esseri perfetti, e forse anche per questo motivo muovono la mia curiosità. Essi inoltre, che da sempre suscitano sentimenti contrastanti oscillanti tra la paura e la meraviglia, sembrano essere i testimoni perfetti per veicolare un’autentica curiosità nei confronti di ciò che è considerato diverso».

Da sempre, il “per sempre” si ottiene fermando: con la fotografia, con la tassonomia o, nel suo caso, con quegli stessi aghi entomologici che trafiggono la fragilità per conservarla.

TESSERE Alice Padovani, Laura Renna, veduta della mostra, Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna, 2025, ph. Daniele Casadio

In Entropia, una meravigliosa costellazione di ali di farfalle ci attrae e ci disorienta. Da lontano pare ordine; da vicino, le ali si sovrappongono, arrivando quasi a mescolarsi. Non basta uno sguardo rapido: bisogna fermarsi. E in un tempo saturo di stimoli, fermarsi anche un solo istante è già un gesto rivoluzionario.

Il rigore scientifico attraversa sì la ricerca di Padovani, ma con misura. È un rigore evocato, mai freddo, che si manifesta solo quando serve ad attivare una riflessione. Così accade in Senza nome non esisti. Esercizio per la sparizione di uomini, piante e animali, opera del 2019 in mostra, in cui un guscio di cartellini bianchi – quelli che dovrebbero riportare nomi, identità – è tenuto insieme dagli stessi aghi entomologici. Ma i cartellini sono vuoti: nessun nome, nessuna certezza. È un’esperienza diretta del problema dell’identità e delle sue conseguenze. «Senza nome, non esisto. Cosa esiste? Cosa abita il centro di quel centro?». Bisogna andarci, alla Fondazione Sabe per l’Arte, per saperlo. Bisogna vedere queste tessere. E tessere, appunto.

TESSERE Alice Padovani, Laura Renna, veduta della mostra, Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna, 2025, ph. Daniele Casadio

Come ha affermato Mirella Saluzzo, scultrice e presidente della Fondazione insieme a Norberto Bezzi, «La tradizione la fanno gli altri; qui si creano sinergie». Parole che anticipano anche l’apertura, prevista per il 25 ottobre 2025, di un nuovo spazio permanente dedicato ai suoi ultimi 20 anni di produzione.

Se Padovani lavora sul mosaico concettuale, Laura Renna si affida invece all’atto del tessere come gesto trasformativo. Renna parte da pratiche artigianali come la tessitura o il lavoro a maglia per tradurle in materiali industriali: acciaio, fili metallici, strutture intrecciate. La sua ricerca riplasma ciò che ha perso valore e funzione, offrendo una nuova dimensione sospesa, in potenziale.

Le sue opere sembrano morbide, ma non lo sono. In Helianthus, opera in lana d’acciaio inossidabile del 2011, il metallo diventa quasi soffice alla vista, pur restando potenzialmente minaccioso. La delicatezza può ferire; la leggerezza può appartenere alla terra. In Daimon #5, opera in lana di pecora e terra cruda, la materia sembra in connessione atavica con il suolo, come se la terra stessa respirasse attraverso la scultura. Natura e cultura qui si fondono, intessute in un’unica presenza che non si limita a essere «esposta», ma si percepisce fisicamente nello spazio.

TESSERE Alice Padovani, Laura Renna, veduta della mostra, Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna, 2025, ph. Daniele Casadio

È un dialogo sinergico tra scultura, intreccio e installazione, che unisce temi come la memoria, la natura e la metamorfosi. Al centro resta il lavoro manuale e il suo riflesso sensoriale: anche solo attraverso la vista si attiva una forma di tattilità mentale. I sensi, in questo percorso, si ricalibrano.

Si esce ricalibratə dalla Fondazione Sabe per l’Arte. Con la consapevolezza che la Biennale del Mosaico Contemporaneo non è qui omaggiata in senso reverenziale, ma assunta come sfondo di pensiero, come materia da cui partire.

Si arriva alle tessere. E si arriva a tessere.

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