BERGMAN, Sera di Febbraio
Luci e colori nell’arte che si inseguono tra le opere selezionate dalla galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art, a Roma. Luci e colori che sono il filo rosso di un viaggio attraverso la pittura europea a cavallo tra ‘800 e ‘900. Fino al 30 gennaio, la galleria di via Margutta propone una riflessione sul ruolo fondativo di questi due elementi – la luce e il colore – su un periodo storico-artistico in cui la visione dell’artista muta radicalmente sotto la spinta di nuove poetiche, ricerche scientifiche e continue rivoluzioni sociali.
La scopriamo attraverso il percorso della mostra, con una selezione di opere estremamente eterogenee. C’è la luce sublime di Jean Achille Benouville nella Veduta di Villa Medici, del 1864; c’è la radicale sintesi cromatica in un’alba astratta di Guido Marussig nell’opera Alba di luna su l’Estuario, del 1920; e poi le sofisticate declinazioni simboliste di un chiaro di luna di Gustaf Fjaestad, le ricerche cromatiche di primo Novecento in un tramonto di Walter Gasch, il crepuscolo nordico di Oskar Bergman racchiuso nell’olio su tela dal titolo Sera di febbraio, del 1910 circa.
I nomi (e la qualità delle opere, museali) sono quelli che ben conosciamo, la galleria Antonacci Lapiccirella li espone in via Margutta e nelle fiere di antiquariato più celebri di tutto il mondo, incluse TEFAF Maastricht, la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini e Arte e Collezionismo a Roma. E molte delle opere proposte dalla galleria sono entrate negli anni in prestigiose collezioni pubbliche internazionali, quali la National Gallery di Washington, il Getty Museum di Los Angeles, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, il Polo Museale Fiorentino, il Museo di Capodimonte, il Museo di Praga, il Museo di Villa Mansi a Lucca, il Museo di Fontainebleau, l’Hamburger Kunsthalle di Amburgo, il Musée D’Orsay, la Galleria degli Uffizi a Firenze, The Toledo Museum of Art, Cincinnarti Art Museum, Minneapolis Institute of Art, National Gallery of Canada – così come di numerose prestigiose collezioni private.
Adesso, in via Margutta, una nuova chiave di lettura per riscoprire la ricerca di artisti come Gasch, Fjaestad e Marussig, tra bagliori e armonie, tonalità e sfumature. Un’opera dopo l’altra, il colore si fa misura dell’anima, specchio suggestivo di cambiamenti interiori ed esteriori dell’artista e dell’uomo. Ed è proprio in questo clima rarefatto, sia reale sia universale, che le opere diventano tappe di uno stesso atlante interiore, una meditazione sulla luce e il colore, che smettono di essere meri strumenti descrittivi per assumere un ruolo concettuale, emotivo e simbolico. Fino a fine gennaio.
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