L’Atelier Crespi di Brera, a Milano, ospita, dal 23 maggio, la nuova mostra personale di Amanda Panezo: in esposizione, una serie di opere dal forte impatto visivo, che intreccia simbolismo arcaico e sensibilità pop. Protagoniste sono le Corone Nomate, presentate in una serie di quattro modelli: Maxime, Augusta, Sabrina e Altea.
Panezo torna all’Atelier Crespi, luogo che segnò le sue prime esplorazioni nel disegno classico nel 2012, con una ricerca frutto di esperimenti tecnici e riflessioni simboliche. Oltre alla pittura, dal 2016 ha ampliato il suo progetto con Amanda Panezo Studio, un brand che include merchandising artistico e una linea di oggetti di design pet-friendly, confermando la sua vocazione a un’estetica diffusa, in cui arte, identità e quotidianità si intrecciano in modo naturale.
Le Corone Nomate presentate in questa occasione, sono dipinti che parlano un linguaggio neo pop-surrealista, combinando la geometria ieratica del simbolo regale con la vibrazione energetica del colore. Ogni opera si staglia su uno sfondo monocromo acceso, un fondale che fa da cornice e suggerisce l’identità e il carattere della corona stessa. Le figure assumono nomi evocativi: Maxime, imperiale e assertivo, Augusta, riflessiva e consapevole, e poi Sabrina e Altea, che paiono incarnare archetipi più intimi e spirituali. «L’idea di dipingere corone nasce dal desiderio di attivare nello spettatore la consapevolezza del proprio valore. La corona è un archetipo antico: la ricostruisco con segni ritmici, in un linguaggio moderno ricco di significato ed energia, attingendo a un memorandum interiore», afferma Panezo.
L’artista elabora ogni tela con la sua originale “tecnica a tratteggio”, una pittura a olio tridimensionale che dà corpo al pigmento, conferendo ai dipinti una consistenza viva, quasi palpitante. «È nata per intuizione, mentre riempivo la tela con colore denso; quel gesto è diventato la mia firma», racconta l’artista. Il risultato è un’ibridazione tra gesto e ornamento, pittura e rilievo, dove l’antico archetipo della corona si ricostruisce attraverso un linguaggio ritmico e contemporaneo.
Presentate in cornici dalla fogge eterogenee, tra legno dorato a cassetta americana e box in plexiglas, le Corone Nomate sono pensate per dialogare con gli spazi, irradiando, secondo l’artista, «Energia ed entusiasmo». Un’attenzione per il dettaglio che prosegue nel modo in cui l’opera si offre al mondo: «Mi piace presentare le opere completamente vestite, anche se sono materiche e ricche di colori. Ritengo che quel dettaglio in più sia fondamentale: così sono pronte a irradiare energia ed entusiasmo agli spazi».
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