Veduta della mostra Hit List 80. Design, interfaccia colore. Ph Mart Rovereto, Jacopo Salvi, 2026
Gli equilibri instabili della Guerra Fredda che scandiscono l’immaginario europeo e le piazze attraversate dai movimenti pacifisti; il riflusso dopo gli anni di piombo e l’ascesa del rampantismo; l’esplosione dei centri commerciali e la trasformazione delle periferie in costellazioni di villette a schiera e palazzi; la consacrazione internazionale del design italiano; la nascita di televisioni private e la colonizzazione dell’immaginario domestico; l’allarme globale per il buco dell’ozono, emerso a metà decennio con le ricerche scientifiche pubblicate nel 1985, che per la prima volta rende planetaria una coscienza ambientale ancora acerba. Dentro questa trama fittissima di accelerazioni e contraddizioni interviene Hit List 80, alla Galleria Civica di Trento, mostra che sceglie il territorio trentino come ‘case study privilegiato per osservare, in scala locale, fenomeni di portata globale’, secondo Gabriele Lorenzoni, direttore dell’istituzione e curatore della mostra assieme a Margherita de Pilati, individuando proprio nella dimensione apparentemente periferica la lente più nitida per leggere le metamorfosi di un decennio complesso e stratificato.
Dopo l’esperienza di Almanacco 70, il nuovo capitolo si concentra sugli anni Ottanta come laboratorio in cui urbanistica, architettura, arte e design intrecciano un dialogo capace di restituire l’immagine di una città che cresce, si espande sui versanti montuosi, consolida un modello fondato su turismo e terziario, vede affermarsi spazi per il consumo e per il tempo libero, mentre prende forma quel sistema dell’arte contemporanea che porterà, nel 1987, alla nascita del Mart, passaggio decisivo per l’identità culturale del territorio.
In mostra, una pluralità di autori e autrici fotografa l’energia elettrica del periodo, e tra questi Umberto Postal, artista autodidatta che interpreta l’opera come dispositivo relazionale, ambiente attraversato da immagini e tecnologie elettroniche, territorio ibrido in cui la superficie pittorica dialoga con monitor e supporti luminosi, anticipando questioni che diverranno poi centrali con la diffusione del digitale. Accanto a lui, le indagini cromatiche di Diego Mazzonelli e di Elena Fia Fozzer sviluppano una riflessione quasi analitica sul colore e sulle sue componenti, trasformando la pittura in un terreno di osservazione rigorosa.
Sul versante del design, la presenza di Marco Zanini all’interno di Memphis, fondato nel 1980 attorno alla figura carismatica di Ettore Sottsass, testimonia il ruolo del Trentino in una stagione che celebra il colore acceso, il laminato plastico, la citazione ironica e l’ornamento liberato, in sintonia con le ricerche di maestri come Alessandro Mendini, per i quali il progetto include un gesto pop capace di rendere il design accessibile e desiderabile.
L’allestimento, curato da Campomarzio, si rivela sofisticato e calibrato, soprattutto nell’uso di pannelli plastici che fanno da sfondo ai progetti architettonici di centri commerciali, complessi direzionali e villette seriali, materiali che evocano l’estetica lucida e industriale del tempo e che, al contempo, suggeriscono una riflessione sull’ambivalenza della plastica, simbolo di democratizzazione dei consumi e insieme emblema di un modello produttivo energivoro, proprio mentre la questione ambientale comincia a entrare nel dibattito pubblico globale. Le pareti della galleria, immerse in un rosa acceso e vibrante, richiamano l’entusiasmo cromatico di quella stagione e trasformano lo spazio espositivo in un ambiente immersivo che amplifica la tensione tra euforia e inquietudine.
Analizzati oggi, a distanza di quarant’anni, quegli anni appaiono come l’alba di una complessità destinata a diventare dominante: l’espansione urbana solleva interrogativi su mobilità e consumo di suolo, i centri commerciali si impongono come nuove piazze coperte, l’arte ritrova slancio mercantile grazie al ritorno della figurazione, mentre l’eco della Guerra Fredda convive con l’avvio di processi che condurranno al ridisegno geopolitico europeo. Hit List 80 sceglie così la via dell’analisi critica, trasformando la memoria in strumento per comprendere il presente, e il Trentino in una mappa attraverso cui leggere le promesse e le ambiguità di un decennio che continua a proiettare la propria eredità sull’oggi.
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