Brassaï, Coppia di amanti in un piccolo caffè in place d’Italie, 1932 c. © Estate Brassaï Succession - Philippe Ribeyrolles
«Se tutto può diventare banale, tutto può ridiventare meraviglioso: che cos’è il banale se non il meraviglioso impoverito dall’abitudine?», era solito affermare Brassaï. «L’occhio vivo della fotografia», come lo definiva l’amico scrittore Henry Miller, il maestro francese dallo sguardo acuto, curioso e scevro da pregiudizi, proprio tramite la fotografia – e dopo aver esplorato le potenzialità di numerosi mezzi espressivi, dal disegno alla pittura alla scultura fino alla scrittura – ha scelto di affrontare il reale: la macchina fotografica è un filtro che gli ha permesso di depurare il mondo che lo circondava dalle convenzioni e dalle consuetudini, trasformando anche l’oggetto più banale in qualcosa di sorprendente.
Acuto osservatore, nel 1924 l’ungherese di nascita ma parigino d’adozione Brassaï scelse proprio Parigi come città d’elezione, di cui divenne fotografo per eccellenza: nessuno come lui seppe ritrarre ci tanti volti della capitale francese e dei suoi abitanti, dai monumenti simbolo ai quartieri operai, dalla gente di strada agli amici artisti e intellettuali, dalle serate di alta moda alla Parigi segreta dei club e delle case delle illusioni. Particolarmente celebri sono le sue prime fotografie in notturna, poi pubblicate nel fondamentale libro Paris de nuit (1933), e le collaborazioni con importanti riviste Minotaure e Harper’s Bazaar, ma è soprattutto la vicinanza al movimento surrealista e l’amicizia con artisti e scrittori leggendari come Salvador Dalí, Henri Matisse, Jacques Prévert e Pablo Picasso, che ha permesso a Brassaï di partecipare allo straordinario fermento culturale che investì Parigi nella prima metà del ‘900.
Curata da Philippe Ribeyrolles e Barbara Guidi, la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi raccoglie quasi 200 stampe d’epoca – tra cui alcune delle sue più celebri immagini, come le serie Parigi di notte e Graffiti che ha percorso, quest’ultima, la poetica dell’Informale e dell’Art Brut, e ancora le fotografie che hanno ispirato la poetica del Surrealismo – insieme a una selezione di sculture, documenti e oggetti a lui appartenuti che permettono di ripercorrere le tappe salienti della lunga e fortunata carriera del grande maestro e, allo stesso tempo, immergono il visitatore nelle atmosfere oniriche e suggestive della capitale francese, meta di artisti e intellettuali, città spettacolo che seduce e rapisce.
Se da un lato, nel percorso del Museo Civico di Bassano del Grappa, la Ville Lumière, i suoi luoghi e i suoi protagonisti, ci vengono restituiti come sua musa ispiratrice – dai quartieri operai ai monumenti simbolo della città, dal mondo della moda fino ai graffiti e alla vita notturna – dall’altro lato è altrettanto straordinaria la galleria di immagini dei protagonisti di quegli anni leggendari: scrittori, artisti, musicisti, personaggi del mondo dello spettacolo, e anche le persone più umili, come venditori ambulanti, che nell’insieme danno forma visiva a un ritratto corale di grande incanto.
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