Studio Visit. Pratiche e pensieri intorno a dieci studi d'artista, veduta della mostra, opera e materiali di Mark Manders, TARWUK, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2021. Ph. Dario Lasagni
“Ante mare et terras” è la prima mostra personale in Italia di TARWUK, Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić, duo di artisti croati con base a New York, ed è costituita da quattro sculture di grandi dimensioni e da una serie di disegni realizzati nel 2020, in un periodo di forti limitazioni in cui gli artisti non potevano raggiungere il loro studio.
Le sculture sono frutto di una profonda ricerca sull’identità e rappresentano una costante rielaborazione della figura umana che si trasforma in tormentate creature fanta-futuristiche dove coesistono diversi livelli e stratificazioni di tempi ed elementi. Realizzati con i materiali più diversi, come l’argilla resinosa, l’acciaio dolce, la schiuma di poliuretano, il fil di ferro o la pelle di coyote riciclata, i corpi sembrano esprimere quei conflitti e tensioni che i due artisti, nati nella Jugoslavia socialista e cresciuti nei Balcani durante la guerra d’indipendenza croata (1991-’95), hanno vissuto e saputo rielaborare nella loro ricerca artistica. La stessa tensione è espressa nei numerosi disegni esposti che accolgono echi simbolisti e della Secessione viennese di fine Ottocento-inizio Novecento.
Nella mostra collettiva “Studio Visit. Pratiche e pensieri intorno a dieci studi d’artista”, il visitatore ha il privilegio di entrare nell’universo di ciascuno dei dieci artisti già inclusi nella Collezione che hanno accolto l’invito a raccontare e presentare la loro idea di studio.
Andy Cross, Benjamin Degen, Matthew Day Jackson, Mark Manders, Enoc Perez, Luisa Rabbia, Daniel Rich, Tom Sachs, TARWUK (Bruno Pogačnik Tremow e Ivana Vukšić), Barry X Ball hanno ricostruito per l’occasione quella “stanza tutta per sé” di cui parla Virginia Wolf nel suo saggio omonimo e che rappresenta il luogo magico dove avviene il processo creativo.
Introdotto da un’opera di Claudio Parmiggiani dal titolo Sineddoche (1976) il percorso di mostra si snoda attraverso opere e materiali d’archivio già presenti in Collezione e altri condivisi o realizzati specificamente per questa occasione, dando vita a una presentazione sviluppata in dialogo diretto con gli artisti e al contempo a una forma di archivio del presente.
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