Categorie: Mostre

Cos’è il catasterismo? Ode collettiva al cielo e alle stelle in uno spazio emergente di Venezia

di - 28 Febbraio 2025

Katasterismós —in italiano, catasterismo— è quel processo attraverso cui, nelle antiche mitologie, un eroe, una divinità o un oggetto diventa costellazione o astro. Katasterismós, dunque, è il generare stelle, il trasformarsi in qualcosa di celeste;  e così si intitola il nuovo progetto site specific dell’artista siculo meneghino g.olmo stuppia, allestito negli spazi di SPUMA Space for the Arts, sull’isola della Giudecca, a Venezia. L’esposizione è a cura di Giuseppe Amedeo Arnesano, Elena Cera e Giulia Gelmi.

L’intero percorso espositivo ruota attorno al quinto episodio del film Sposare la notte, ciclo nato nel 2022 nell’ambito del Public Program del Padiglione Italia per la 59. Esposizione Internazionale d’Arte alla Biennale di Venezia, a cura di Eugenio Viola. Il progetto è un lungo lavoro dedicato all’Italia, in particolare al paesaggio, inteso come matrice da cui germogliano storie, lingue e culture.

Sala I, Katasterismós foto di Sofia Guzzo

In questo quinto episodio, intitolato Fireflies in New York, sono il mare e l’acqua salina a diventare sostanza primaria in cui si rintracciano racconti dal passato. Si tratta, infatti, di un riferimento alla massiccia migrazione dall’Italia e da tutti i Sud del mondo, che ha segnato i secoli scorsi tanto quanto il presente.

Ciò si concretizza nelle imbarcazioni di fortuna che vediamo nell’opera-video, dalle vele realizzate attraverso scampoli di tessuto e documenti storici: lettere, ricordi, contratti di lavoro e fotografie che testimoniano la storia di emigrazione italiana, ma non solo. Viene così a crearsi un patchwork di colori, immagini e parole: delle vere e proprie sculture, presentate in una delle sale dell’esposizione.

Nella stessa stanza, le ceneri di una delle vele —bruciata di fronte alla Statua della Libertà— sono raccolte in sinuose anfore. In questo senso, il film Sposare la notte è una forma di catasterismo, genera stelle: installazioni che accendono lo spazio, fotografie, legami con altri artisti.

Katasterismós, g. olmo stuppia Vele 2025 Installazioni composite, spessore variabile, cuciture e stampa AI su nylon, chiffon, cotone e seta Vele: c. 420x400x380 cm Plinti: 70×30 cm, foto di Sofia Guzzo

Le vele diventano anche punto di contatto tra generazioni diverse, riunite in un’esperienza universale. Questa attenzione per l’intergenerazionalità emerge già nella sala d’ingresso della mostra, dove sono esposti lavori di artisti che hanno influenzato —e che sono stati a sua volta influenzati— da Stuppia. Tra queste, una stampa di Raqs Media Collective presenta una barca reale che trasporta lungo il fiume un’imbarcazione più piccola, di carta: un origami. È l’oggetto concreto che porta in sé, visibile, la propria idea: un collasso dei mondi platonici. Si tratta anche di un riferimento a un componimento di Sone no Yoshitada, che recita: «il barcaiolo ha perso il timone / la barca è ora alla deriva / senza sapere dove sta andando. / È questo il corso dell’amore?».

E poi ancora: le parole effimere, fumose di Arianna Marcolin, le mappe stellari di Francesca Marconi e la Madonnina del Duomo di Milano che appare nel video di Diego Gelosi, simbolo della creazione artistica che attraversa i secoli…  Tutte queste ispirazioni ci immergono così in un contesto gravido di ricerche attente, posizioni delicate e riferimenti storico-culturali, che hanno influenzato Stuppia in tutta la sua produzione.

Katasterismós, g. olmo stuppia Désolé 2019 Stampa su carta opaca, mixed media 72×102 cm, foto di Sofia Guzzo

A completare il percorso espositivo, l’artista propone, immerse nella penombra, un’arancia che diventa scultura, libri di filosofia e sociologia, una pesante fiaccola e la bellissima stampa Désolé (2019). Qui è presentato il capo tagliato di una statua proveniente dal ciclo decorativo della base militare di Sigonella, avvolto in fogli di plastica: è simbolo di qualcosa di fresco, che ormai fresco più non è.

Sposare la notte diventa dunque un pretesto per una riflessione più ampia ed universale: le vele, le ceneri, le parole e le opere dialogano tra loro come punti luminosi in una costellazione in divenire e Katasterismós segue così il principio che gli dà nome; è un processo di trasformazione in cui immagini, oggetti e riferimenti si dispongono nello spazio come nuovi astri.

Sala I, Katasterismós, g.olmo stuppia, Raqs Media Collective, Diego Gelosi, foto di Sofia Guzzo

Articoli recenti

  • Mostre

La ricerca del tempo discontinuo dell’arte: una mostra alla Fondazione Memmo di Roma

Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…

10 Febbraio 2026 15:30
  • Arte contemporanea

Alla Biennale di Sydney 2026 la memoria sarà uno spazio vivo e conteso

La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…

10 Febbraio 2026 13:30
  • Bandi e concorsi

Artefici del nostro tempo 2026: torna il premio che fa esporre alla Biennale

Artefici del nostro tempo è la call promossa da Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici, dedicata…

10 Febbraio 2026 12:30
  • Arte contemporanea

Sonsbeek 2026, le novità dalla storica manifestazione d’arte pubblica

Dal 1949 a oggi, Sonsbeek è un laboratorio d'eccellenza per riflettere sul significato dell'arte nello spazio pubblico: ad Arnhem, in…

10 Febbraio 2026 11:30
  • Mostre

Materia, colore e fotografia in dialogo allo Spazio Merlo di Roma

Allo Spazio Merlo di Roma, una mostra fa dialogare le sculture e le pitture di Antonia Leonardi con le fotografie…

10 Febbraio 2026 10:30
  • Bandi e concorsi

Una residenza digitale sull’isola di San Giorgio Maggiore: aperte le candidature

Aperte le candidature per la terza edizione di DAIR - Digital Artist in Residence, il programma di residenza promosso dal…

10 Febbraio 2026 9:30