Categorie: Mostre

Dal pallone di Koons al gatto di Schrödinger: a Venezia, fisica quantistica e arte si incontrano in una mostra

di - 9 Settembre 2025

Quando si parla di fisica quantistica, ogni tentativo di imporre una linea temporale unica collassa. La scienza di oggi si basa su premesse instabili e ci ricorda che l’universo non è totalmente intellegibile alla razionalità umana. All’interno di un minuscola frazione di materia può essere contenuta l’energia necessaria a radere al suolo intere città; il tempo si dilata e si restringe senza soluzione di continuità; gli universi si moltiplicano e le particelle comunicano tra di loro a distanza di anni luce.

L’esposizione The Quantum Effect —curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies e sviluppata nell’infilata di sale che costituisce il nuovo centro artistico SMAC, a Venezia— esplora con eleganza questi temi, incarnati non solo nella selezione di opere, ma nella stessa struttura della mostra. Essa, infatti, rifiuta un percorso lineare e si sviluppa in gallerie contrapposte a sinistra e a destra, che dipartono entrambe da uno spazio specchiante centrale, creato dall’artista Isa Genzken. Come due universi paralleli e comunicanti, le due sezioni invitano lo spettatore a immaginare che la mostra stessa si svolga simultaneamente in più realtà. Raymond Roussel scriveva: «Ogni cosa al mondo sta per essere riflessa da qualcos’altro» e The Quantum Effect lo mette in scena con delicata coerenza.

Installation views from “The Quantum Effect”, SMAC San Marco Art Centre, Venice, 2025. Photo: Enrico Fiorese.

Se, perciò, da un lato incontreremo l’installazione One Ball Total Equilibrium Tank di Jeff Koons —una sorta di acquario in cui un pallone da basket sembra sfidare la forza di gravità— dall’altro troviamo il film equilibrium di Jacqui Davies. Qui, proiettate su un vetro trasparente, tuttta una serie di sfere sembrano levitare, sospese in mezzo allo spazio espositivo. Al pallone si aggiungono una grossa biglia di vetro, una bolla d’aria, cellule embrionali e persino la luna. È come se le due opere rispondessero l’una all’altra, varianti dello stesso esperimento mentale.

Questa costante comunicazione tra un luogo e l’altro ci porta anche, con la mente, al tema del teletrasporto, parte integrante tanto della fisica quantistica quanto del mondo cinematografico. La cultura fantascientifica —humus da cui attinge Jacqui Davies per il suo video su due canali teleportation— è alla base della nostra visione di questa paradossale promessa della scienza. In mostra, anche Technology/Transformation Wonder Woman di Dara Birnbaum si inserisce in questa genealogia, mostrandoci un miracolo artificiale: il momento in cui la super-eroina per eccellenza, ruotando su se stessa, muta immagine e identità.

Tutte queste teorie e spunti visivi si riprendono l’un l’altro, in un intreccio quantistico che Tomás Saraceno trasforma in delicate sculture: intricate ragnatele diventano installazioni i cui filamenti vibranti sono matafora della teoria quantistica delle super-stringhe e dell’intrecciarsi di dimensioni.

Installation views from “The Quantum Effect”, SMAC San Marco Art Centre, Venice, 2025. Photo: Enrico Fiorese.

Ogni sala sembra moltiplicare gli enigmi. Il gatto di Schrödinger vaga invisibile tra le opere, vivo e morto al tempo stesso, ricordandoci che la fisica moderna non è tanto un sistema di verità assolute quanto un atto di fiducia, quasi un salto nel mistico. «Il misticismo», scriveva Marshall McLuhan, «è semplicemente la scienza di domani sognata oggi».

The Quantum Effect si offre dunque come una mostra stratificata, in cui teoria e poesia si intrecciano. Per districare un simile groviglio, i curatori hanno lavorato con Ulf Danielsson, docente di fisica teorica e Segretario del Comitato Nobel per la Fisica, garantendo rigore scientifico e coerenza. Il risultato è una risonanza rara: l’arte e la scienza si guardano, si riflettono, si rafforzano. The Quantum Effect rivela così la fisica quantistica nella sua prossimità con l’arte: entrambe nascono dall’impossibilità di ridurre il mondo a un unico ordine coerente. L’universo non si lascia descrivere, così come l’opera d’arte non si lascia mai chiudere in un’interpretazione definitiva.

E così, negli spazi di SMAC, il monolito nero di John McCracken che rimanda a Kubrick convive con formule matematiche e strutture luminose: e per un attimo ci sembra che davvero il teletrasporto, gli universi paralleli e la comunicazione a distanza di mondi possano diventare realtà.

Installation views from “The Quantum Effect”, SMAC San Marco Art Centre, Venice, 2025. Photo: Enrico Fiorese.

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