Davide Benati. Encantadas. Installation view, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia, 2024. Ph. outTherecollective
Sabato 7 dicembre è stata inaugurata Encantadas, una mostra di Davide Benati presso il Palazzo da Mosto a Reggio Emilia nella quale l’autore ripercorre la propria esperienza artistica pluridecennale con opere storiche e numerosi inediti.
Nella splendida cornice del cinquecentesco Palazzo da Mosto, Davide Benati ritorna a esporre nella sua città natale, più di vent’anni dopo dall’ultima volta, con la mostra Encantadas, un viaggio attraverso il tempo e gli spazi grazie alle vivaci opere dell’artista reggiano. A cura di Walter Guadagnini, l’esposizione ripercorre la storia personale e artistica di Benati con opere sia già esposte precedentemente in altre sue mostre in tutto il mondo, sia numerosi inediti usciti direttamente dal suo atelier in centro città. Il titolo, Encantadas, è tratto dal romanzo di Hermann Melville che chiama così le Isole Galapagos, un posto tanto meraviglioso quanto inaccessibile dove è la natura a fare da protagonista, un luogo dove l’uomo è solo un comprimario, che stimola la fantasia dei viaggiatori e di chi le sogna per tutta la vita. Le Encantadas di Benati sono proprio questo: delle grandi pale che attraverso i colori, le luci le forme della natura dipinte, ci permettono di sognare ad occhi aperti e di ritrovarci a fare un viaggio per il mondo.
L’idea del viaggio, della contaminazione culturale sono alla basi del lavoro del pittore emiliano. Le opere stesse, nella loro forma fisica e materica, sono il risultato di interscambi tra i confini del mondo in quanto Benati utilizza come supporto esclusivamente una particolare tipo di carta, chiamata carta – seta, estremamente sottile, prodotta a mano da artigiani nepalesi di Katmandu. Scoperta in uno dei suoi viaggi in oriente negli anni ’70, da quel momento questa carta non è stata per lui un semplice supporto, ma parte integrante e protagonista delle sue opere, tant’è che Benati l’ha impiegata per le prime opere appendendola semplicemente a dei fili, in modo che, col vento, si muovessero e danzassero come le preghiere votive tibetane.
La mostra, aperta fino al 2 marzo 2025, è promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani e dalla Fondazione Pietro Manodori è accompagnata dal catalogo con dei testi non solo del curatore Guadagnini, ma anche dello scrittore, e grande amico di Benati, Antonio Tabucchi che è stato, in un certo senso, uno degli ispiratori di questa serie di dipinti avendo invitato l’artista a una sua conferenza in Portogallo subito dopo il ritorno di Benati dal suo ultimo viaggio in Nepal collegando, in questo modo, i due estremi del continente Euroasiatico.
Nella giornata di sabato 7 dicembre, è stata inaugurata, sempre a Reggio Emilia, anche la mostra fotografica On Borders | Sui Confini. L’esperienza d’indagine di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea presso il Palazzo dei Musei. La città del Tricolore si conferma, così, uno dei maggiori centri attrattivi per la fotografia contemporanea proponendo oltre 260 opere di 36 autori diversi, protagonisti del rinnovamento dei linguaggi della fotografia e autorevoli esponenti della cultura documentaria, italiani e stranieri.
L’ampia esposizione, a cura di Ilaria Campioli, William Guerrieri e Monica Leoni, comprende opere provenienti dalla collezione di Linea di Confine, ed è il risultato di oltre trent’anni di indagini sui cambiamenti del territorio e della società lungo la via Emilia. Il progetto Linea di Confine rappresenta nel panorama nazionale ed europeo una delle esperienze di indagine territoriale più significative e lunghe nel settore della committenza pubblica. La mostra ora in esposizione a Reggio Emilia, aperta fino al 23 marzo 2025, rappresenta la prima ed esauriente esposizione in Italia della collezione di Linea di Confine corredata da documenti, interviste e pubblicazioni dei momenti più significativi dell’attività dell’associazione.
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