A cura di Alessandro Possati e Natalie Kovacs, “UTOPIA”è uno sculpture park parte della seconda edizione di MINIMO, un progetto artistico annuale organizzato da Ars Belga allo Château Saint-Maur (Saint Tropez) in collaborazione con Saatchi Yates, Aktis Gallery, ZueccaProjects e C1760 Gallery.
L’Atelier Van Lieshout, che ha realizzato l’esibizione, nasce attorno ad un progetto collettivo e multidisciplinare proposto a Rotterdam nel 1995 dall’artista e designer Joep Van Lieshout. L’intenzione è quella di approfondire e smascherare il rapporto dell’uomo con l’ambiente e i suoi simili in un costante atteggiamento di antagonismo nei confronti della società contemporanea.
Negli ultimi tre decenni l’Atelier ha prodotto opere al confine tra arte, design e architettura in una commistione fra il semplice e il visionario, il distopico e, appunto, l’utopico. Continua è la riflessione quasi ossessiva e dai tratti controversi nei confronti di temi quali il potere, l’autarchia, il sesso e il connubio fra vita e morte con tonalità sinistre e irrisolte, ma che allo stesso tempo sfumano verso il giocoso e l’affascinante.
Il tema dell’utopia è stato già espresso in varie opere come”Autocrat“, “Women on Waves“, “AVL-Ville“, “Domestikator” opera che era stata rifiutata dal Louvre perché troppo esplicita e, più recentemente, “Mama- Werner”.
La balade prende il nome da una scultura del progetto: Utopia (2020) tanto guerriero quanto guardiano, tanto giudice quanto guida verso un futuro irrisolto e lontano. Urgenti anche i temi delle altre nove opere come Buffel (2011), The Philosopher(2017),Tree of Life (2016), Descent (2013), Family (2020), Maria (2021), Muze (2022), Knights (2022), Family Lamp (2007), in bruciante contrasto con la società, una serie di archetipi che rappresentano l’essere umano che da tempi senza età manomette, modifica irreparabilmente, distrugge.
In quest’ultimo viaggio il percorso e la destinazione coincidono: la mostra rappresenta un portale verso tutto ciò che è desiderabile. I visitatori vengono condotti lontani dalle incombenze del vivere quotidiano e la realtà diventa pian piano orizzonte e fa da sfondo alle nuove suggestioni dell’arte, della bellezza, della natura e, come in ogni locus amoenus che si rispetti, del buon vino.
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