Taedong Lee, Eetu Sihvonen, Escapism, veduta della motra, Roma, Andrea Festa, 2024. Ph. Eleonora Cerri Pecorella
Ultimi giorni per visitare Escapism, fino al 31 gennaio a Roma nella home gallery di Andrea Festa. La mostra bipersonale accosta l’opera di Taedong Lee ed Eetu Sihvonen, due artisti provenienti da due contesti completamente diversi ma che riescono, fuggendo la realtà , a creare un dialogo simbolico.
Taedong Lee (Seoul, South Korea, 1989) dipinge dei paesaggi che nonostante abbiano un’immanenza e delle coordinate sembrano virare la loro carica e tingersi di tepore onirico. L’artista afferma di processare nei quadri ricordi personali, fotografie, schizzi, video e suoni accordandoli alla sua temperie emotiva. Ciò che ne risulta è un compendio di non luoghi dove la natura si espande incapsulando l’uomo. Radure, piante tropicali, specchi d’acqua, cespugli e chiome d’alberi che diventano serpenti tortuosi.
Il suo Sunset over the forest ci accoglie subito all’ingresso: una figura, che potrebbe essere un autoritratto, è in piedi statuario con una maglia fiorita, le calcagna sono immerse in una laguna ma per un effetto pittorico l’acqua trasparente sembra quasi inghiottire le gambe o bagnarle fino alla cintola, mentre una figura misteriosa con un copricapo emerge fino alle spalle.
In Snowy le forme si fanno più essenziali, la stesura del colore rapida: pennellate verticali diafane suggeriscono il cielo mentre dei tocchi orizzontali della stessa gamma cromatica un lago ove si sporge un uomo. La superficie è animata da un pulviscolo bianco ghiaccio come un dripping del tutto casuale e la sensazione della neve tocca le corde del cuore più che convincere la mente.
Eetu Sihvonen (Kotka, Finland, 1994) è invece uno scultore che usa il materiale scandinavo per eccellenza, il legno – principalmente per le cornici e i basamenti -, in commistione alla resina, proposta in tonalità soft pastello celestine (in altre esposizioni anche verdi) – per i bassorilievi.
I suoi soggetti attingono a narrazioni medievali. L’artista, che vive e lavora a Helsinki, crea dei talismani partendo dal Paese della Cuccagna di Pieter Bruegel il Vecchio (1567). Nel dipinto del fiammingo è presente, al centro della scena, un uovo à la coque che cerca di scappare facendo leva su due zampette da pulcino che sbucano dal guscio. Un coltello è conficcato all’interno per rispondere all’ingordigia di un uomo bramoso.
L’uovo, già in parte mangiato, allude al potenziale sprecato e al pericolo dei desideri nascosti. Eetu Sihvonen si appropria di questo simbolo e lo ripete in maniera quasi ossessiva nelle sue composizioni che rievocano dei cammei. Per l’artista finlandese la curiosità è essenziale nella vita, nonostante gli inciampi e i tranelli a cui può portare.
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