Categorie: Mostre

Fabio Mariani, omaggio ALCHEMICO in mostra nell’isola di San Servolo

di - 18 Luglio 2024

Fabio Mariani vive intensamente la scena artistica romana dei primi anni duemila. Da qualche anno, soprattutto dopo che il covid ha costretto chiunque a un’introspezione forzata ma necessaria, utilizza la propria arte, la pittura in particolare, per recuperare un dialogo con l’essenziale. Un ritorno all’umano, che in verità andava solo riportato alla luce, nella splendida cornice dell’isola di San Servolo e del suo museo. In omaggio ALCHEMICO, Fabio Mariani sceglie due tra i più importanti elementi del patrimonio arboreo italiano, la quercia e il noce, per dare vita ad alcune delle opere in mostra. Da questi alberi, l’artista ricava l’inchiostro che utilizza nella sua pittura.

Le prime sette opere in mostra consistono in parti essiccate di componenti differenti di quercia. Frutti, foglie, rami di quercia sminuzzati e uniti alla cellulosa che compone i fogli. Il processo creativo che lo porta a realizzare queste composizioni comincia dalla produzione di impasti che contengono un’essenza della quercia stessa, un ciclo continuo che lega la carta alla cellulosa, gli alberi al foglio che restituisce una corteccia. Mariani ridà all’albero qualcosa dopo aver attinto dalla sua materia.

Fabio Mariani, Omaggio all’albero di quercia, materiali vegetali (quercia) e carta prodotta artigianalmente, 2024

Nelle opere in mostra a San Servolo non vi è intervento pittorico. L’artista agisce lasciando agire la chimica, la natura che incide liberamente segni su se stessa. Le sette opere successive offrono invece un omaggio alchemico al noce, secondo grande protagonista della selezione operata dal curatore Ivan D’Alberto. All’inizio della serie è presente un foglio di carta giapponese, sul quale è raffigurato uno schizzo che sintetizza le componenti dell’albero e realizzato con inchiostro prodotto attraverso il noce. Un flusso continuo che guida la ricerca recente di Mariani, un’iconografia fatta della stessa materia che la ispira. Sulla parete opposta troviamo invece quattro disegni, una serie degli ultimi anni che trae la propria origine dall’interesse dell’artista romano per le connessioni neuronali e da alcuni studi di botanica.

Fabio Mariani, Omaggio all’albero di quercia, materiali vegetali (quercia) e carta prodotta artigianalmente, 2024

«Non comprendo la fisica quantistica, sono un artista, ma credo che immergersi in questi mondi possa essere un tentativo di esplorare qualcosa di nuovo, qualcosa di umano, così mi faccio aiutare dalla mia compagna…» afferma ironicamente Mariani, sempre aperto a nuove sfida e curioso nei confronti dei fenomeni che generano la natura e dunque il nostro universo. Le opere ispirate al funzionamento del cervello e delle sue connessioni sono realizzate tramite un inchiostro ferrogallico, prodotto utilizzando il vino rosso abruzzese – l’artista ha anche una forte connessione con la regione, avendo vissuto per lungo tempo a Canistro, in provincia dell’Aquila – della Cantina Marramiero, che di volta in volta viene modificato in laboratorio per dare forma a colori e sfumature sempre diversi. «Un aspetto che mi piace molto riguarda la connessione tra la mia arte e gli elementi biologici, soggetti a mille variabili. Se ognuno di noi utilizzasse materiali diversi, acque, solfati di ferro, gomma arabica raccolti in territori e in periodi specifici, otterrebbe risultati, sfumature, tonalità mai uguali tra loro. Io posso dire che questo è il “Mio” inchiostro ferrogallico, prodotto solo con quello specifico vino Marramiero».

Fabio Mariani, Omaggio al vino Montepulciano d’Abruzzo (cantina Marramiero), inchiostro ferrogallico e Montepulciano su carta, 2024

Omaggio ALCHEMICO riassume quindi un lavoro prettamente pittorico, che poi devia verso destinazioni che abbracciano la scienza, la chimica, un approccio che in qualche modo strizza l’occhio alla filosofia. Mariani lavora tanto con la tela, l’alluminio, i legni, la pietra, il video, supporti eterogenei prevalentemente naturali, a conferma del discorso portato avanti dall’artista nelle sue serie più recenti. Le ultime opere in mostra a Venezia sono infine fogli realizzati con l’aiuto di un maestro cartaio, composti in doppia battuta poiché di formato irregolare. Sono stati posizionati da un’altra parte rispetto ai primi lavori, disposti in modo da evidenziare i composti e le parti secche dei materiali utilizzati.

A San Servolo ha deciso di portare dei lavori più minimali, in cui emergesse la chiamata a riconnettersi con il mondo animale e con quello vegetale, rimuovendo tutte le sovrastrutture che affollano le menti di tutti quelli che, come Fabio Mariani, vivono o hanno vissuto in grandi città e spesso dimenticano che siamo tutti parte di un «cosmo che ha altre regole», come asserisce il curatore nel comunicato della mostra veneziana.

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