TUTTOPLESSI, Como, Palazzo del Broletto, foto t-space studio
È rischioso affrontare il lavoro di Fabrizio Plessi (84 anni) senza conoscere, almeno parzialmente, la lunga elaborazione creativa che gli sta alle spalle. Il titolo della mostra TuttoPlessi ci mette in guardia sulla necessità di tenere conto dei quasi sessant’anni di ricerca e produzione che fanno dell’Artista – come dice Ilaria Bignotti – «un alchimista che sa mescolare natura e cultura, tecnologia e arte, parola e immagine, suono e meccanizzazione, luce e acqua.»
In certi progetti espositivi, come quello allestito al Palazzo del Broletto a Como, senza tenere conto di tale pregresso, si può persino venire fuorviati dal fascino indiscusso delle soluzioni videografiche realizzate, fermandosi ad apprezzare il virtuosismo, la teatralità, l’originalità delle scelte compiute dell’Artista, stupiti dagli effetti speciali che creano.
La descrizione dei lavori di Plessi, per forza di cose, è davvero ardua. Bisogna vederli di persona perché anche l’ambiente in cui vengono presentati riveste una grande importanza. In sei enormi portali tecnologici a forma di arco, Plessi sviluppa le tematiche che gli stanno a cuore, legate agli elementi naturali, quali l’acqua, il fulmine, il fuoco, la lava, l’oro e il fumo. Le immagini in movimento, rispecchiate da vasche poste alla base di ogni portale, con sottofondo di suoni ipnotici, richiamano, come accenna il critico Paolo Bolpagni, echi di «verità mitiche, di archetipi» che fanno parte della nostra natura primigenia.
Il ritorno a certi elementi primordiali, perciò, ci pone di fronte a un «immaginario genesiaco», come sottolinea anche il critico Giovanni Berera, che in qualche modo ci intimorisce (Alberto Fiz la definiva «arte wagneriana») ma serve a farci comprendere la limitatezza umana. Non a caso si parla di «umanizzazione della tecnologia.» Ottenere questo effetto che ci riporta a una fisicità ancestrale, utilizzando tecnologie ultramoderne e sofisticate, ci fa capire che non bisogna temere questi strumenti che, se usati nel modo giusto, sono un eccellente elemento di creatività artistica.
Fabrizio Plessi non ama essere categorizzato. Definire la sua opera come «neobarocco elettronico», come qualcuno ha fatto, in realtà, sarebbe riduttivo. Anche se certe certi assemblaggi arditi, certe «convivenze impossibili» come le definisce lo stesso Artista, potrebbero farlo credere. Ma Plessi, ancora una volta preferisce descriversi «come navigatore solitario nel mare in tempesta dell’arte, che, al timone della sua barca, sa dove andare ad approdare, senza avere paura di ciò che è più grande di lui.» Non bisogna dimenticare, peraltro, che le sue video installazioni non sono mai fini a se stesse. Vivono, anzi meglio convivono in perfetta simbiosi con spazi antichi e classici, come Piazza San Marco a Venezia, la Valle dei Templi ad Agrigento, la Sala dei Giganti a Palazzo Te a Mantova, le terme di Caracalla a Roma, dove in passato sono state esposte. Simbiosi pienamente riuscita anche con il Palazzo del Broletto, un edificio di struttura romanica ma arricchito con motivi di gusto gotico, che ospita e valorizza il progetto espositivo di Plessi.
In questi spazi di pietra, poderosi, massicci, l’Artista introduce elementi dinamici e “liquidi” che gli vengono dal suo amore per la laguna di Venezia, ricca dei mille riflessi dell’acqua, su cui si affaccia lo studio dove lavora. Lo dicevamo all’inizio: mai dimenticarsi di quello che sta dietro al lavoro di un artista. E Plessi ha nelle sue corde una vera passione per il disegno (ama Piranesi, in particolare) che è alla base di qualsiasi sua idea. Ogni progetto è curato nei minimi particolari, con attenzione e scrupolosità. Lo dimostrano le numerose tavole riprodotte nel bel volume a lui dedicato per l’occasione, realizzato a cura della Fondazione Como Arte.
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