Felice Levini, Tre Grazie, un progetto per Istituto Italiano di Cultura C.M.Lerici di Stoccolma, 2021, courtesy Istituto Italiano di Cultura C.M.Lerici di Stoccolma
All’Istituto Italiano di Cultura C.M.Lerici di Stoccolma, la Direttrice Maria Sica ha trasformato una misura di sicurezza in opera d’arte convocando l’artista Felice Levini (1956, Roma), che ha realizzato il progetto site-specific Tre Grazie, da poco nel giardino dell’Istituto.
Nella primavera 2021, infatti, ha spiegato l’istituzione, l’Ambasciata inglese, confinante con l’Istituto, per ragioni di sicurezza, ha chiesto che nel giardino che fiancheggia l’edificio fossero collocati tre grandi massi: uno di porfido, uno di falesia e uno di granito. La Direttrice ha accolto la richiesta, ma allo stesso tempo ha deciso di convocare Felice Levini per trasformare i massi in opere d’arte.
L’artista ha così realizzato Tre Grazie, opera che vede ciascuno dei blocchi di pietra trafitti da altrettante frecce in ferro dipinto.
«La freccia – ha spiegato l’Istituto – è intesa come vettore, a indicare la traiettoria che le pietre venute dallo spazio hanno idealmente percorso per raggiungere l’Istituto: potrebbero essere meteoriti, oppure Dèi venuti da pianeti lontani, come Mercurio, Venere, Marte.
In questi giorni vi porteremo dietro le quinte del progetto, mostrandovi le varie fasi di realizzazione dell’opera e presentandovi l’artista e la sua installazione. Il progetto è in collaborazione con Zerynthia Associazione per l’arte contemporanea e RAM radioartemobile».
«Nelle tre pietre, – ha scritto Laura Cherubini nel testo che accompagna il progetto – Levini conficca tre frecce di ferro alte due metri, come se fossero state scagliate dagli dei dall’alto dell’Olimpo. Sono tre vettori di energia cosmica, schegge di pianeta e di pensiero. Alle frecce nelle pietre, l’artista attribuisce tre nomi di pianeti e dei al tempo stesso: Marte, Venere e Mercurio. I nomi sono scritti da lettere in bronzo come quelle che si adoperano per le lapidi. Levini ha sempre inserito parole e testi nel suo lavoro usando la scrittura, non la grafia che è legata a una dimensione più personale e autobiografica, mentre l’artista vuole stigmatizzare ma anche sdrammatizzare. Le frecce hanno come colori il rosso (per Marte), il verde (per Venere) e un nero argenteo (per Mercurio). Rosso, nero e verde sono colori che Levini usa sempre dal 1982 come simbologia, come una sorta di bandiera ideologica o ideale. […]
Nel caso dell’opera di Felice Levini a Stoccolma le frecce visualizzano e concretizzano la traiettoria di un’energia, disegnano un campo di energia nella materia rappresentata dai massi. Il linguaggio di Levini, sia che si tratti di pittura, di scultura o di installazione, è sempre nitido, chiaro e preciso. A questo linguaggio diretto e a fuoco, corrisponde però una complessità del pensiero e dei suoi riferimenti. Le frecce rappresentano anche una sorta di parodia della mitologia e di tutti i suoi portati simbolici e allegorici».
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