Slavko Kopač, New Arch, 1947. Mixed media on paper, 47,7x65,5cm
Slavko Kopač, figura centrale nella fondazione della Compagnie de l’Art Brut e primo conservatore della Collection de l’Art Brut, torna a Firenze dopo la personale del 1945 presso la Galleria Michelangelo in via Porta Rossa e con la retrospettiva curata da Roberta Trapani e Pietro Nocita e intitolata Slavko Kopač. Il tesoro nascosto. Arte informale, surrealismo, art brut offre un’occasione unica per riscoprire un’opera straordinaria e una figura enigmatica e complessa.
Slavko Kopač, si formò in un ambiente accademico rigoroso, esordendo con opere segnate da una fedele adesione ai canoni del Naturalismo. Tuttavia, il suo linguaggio artistico si evolse rapidamente, liberandosi dalle regole della tradizione e superando anche le suggestioni impressioniste, per abbracciare una visione espressiva più autonoma e sperimentale. La sua ricerca lo spinse oltre i confini della rappresentazione convenzionale, portandolo a esplorare materiali inusuali e tecniche eterogenee, in un dialogo continuo tra materia e immaginazione, forma e intuizione poetica.
L’arte di Slavko Kopač può essere compresa all’interno di questo contesto culturale e concettuale, interpretata alla luce degli studi di Bataille sull’informe e il sacro, di Freud e Jung sull’inconscio, del concetto di “bricolage” teorizzato da Lévi-Strauss e della riflessione di Huizinga sul gioco come fondamento della cultura umana, sviluppati nel primo trentennio del XX secolo. Come Jean Dubuffet, André Breton o Max Ernst, Kopač sviluppa un linguaggio visivo che attinge alle radici archetipiche dell’esperienza umana. Il suo lavoro nasce da una tensione creativa che riflette il disordine del dopoguerra e, al contempo, un bisogno profondo di riconnettersi all’essenza ludica, istintiva e collettiva dell’arte, intesa come atto universale e fuori dal tempo.
Questa retrospettiva mette in evidenza la forza creativa e il dialogo tra linguaggi che hanno segnato il secondo dopoguerra, restituendo l’eredità di una stagione artistica che continua a influenzare profondamente l’arte contemporanea. Il percorso espositivo si articola attorno a due momenti centrali: il periodo fiorentino, tra il 1943 e il 1948, segnato dalla guerra e dalla ricostruzione, durante il quale Kopač elaborò un linguaggio espressivo originale che lo impose rapidamente sulla scena artistica internazionale; e il periodo parigino, in cui l’artista si affermò come figura chiave al crocevia tra surrealismo, arte informale e art brut — non come autore di quest’ultima, ma come suo strenuo difensore e promotore. Slavko Kopač. Il tesoro nascosto. Arte informale, surrealismo, art brut presenta materiali d’archivio e lavori di figure che hanno profondamente influenzato la sua evoluzione artistica, intrecciando con lui percorsi creativi e relazioni personali. Tra queste, spiccano Jean Dubuffet, Jean Paulhan, Cesare Zavattini, Michel Tapié e André Breton, che conservò diverse opere di Kopač nella propria collezione, e Giordano Falzoni (1925-1998), artista poliedrico e critico. Con l’occasione è anche presentato l’omonimo volume monografico, che restituisce un ritratto completo e approfondito dell’artista.
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