Categorie: Mostre

Giuliana Storino a Venezia: una meditazione sul tempo come resistenza e trasformazione

di - 12 Novembre 2025

Tra la memoria del corpo e quella dello spazio si apre un campo sensibile in cui s’insinua la nuova mostra di Giuliana Storino. Scandita da un moto che respira lentamente, come un ciclo che sale e ricade, questa personale dà forma a un pensiero che si fa organismo tangibile, plasmato in un tempo che scorrendo ondeggia, come la marea che attraversa la laguna e ne riscrive continuamente il margine, invitando chi guarda a una diversa percezione del tempo.

L’ex macelleria che oggi ospita la galleria 10 & zero uno a Venezia porta ancora il segno del lavoro manuale, del taglio, della conservazione. È un luogo che ha conosciuto il freddo e la materia, e che ora si apre come una membrana viva capace di custodire tracce che assorbono e restituiscono. L’artista lo attraversa come si varca un corpo che ricorda, trasformando la memoria in una condizione di passaggio, dove le opere diventano stazioni di un percorso che chiede uno sguardo dilatato, un tempo disposto ad ascoltare.

Exhibition view, Canto alla Durata di Giuliana Storino alla 10 zero uno, Venezia, ph Filippo Molena

L’oscillazione in cui convergono e riemergono le installazioni di Giuliana Storino avviene entro un’architettura non addomesticabile che ne amplifica le risonanze. Nella cella frigorifera, Cicàdidi diffonde il canto delle cicale incrinando il gelo dello spazio per restituirgli calore. Il suono ribalta la dimensione percettiva, rovesciando il senso di immobilità e facendo vibrare l’aria che resta.

Nel cuore della galleria, l’opera Cavalletto a dondolo incarna il ritmo stesso della durata, rispecchiando nel suo dondolio e nelle sue superfici specchianti la pulsazione di ciò che resiste mutando. Le carte bifronti si aprono e si richiudono come soglie polarizzate: ciò che appare e ciò che ritorna, presenza e assenza, ciò che è voluto e ciò che resta come un residuo irremovibile. Mentre in Sogni d’acciaio il foglio argentato della memoria domestica diventa lastra incisa, fragile e lucente, come una reminiscenza che non si eclissa.

Exhibition view, Canto alla Durata di Giuliana Storino alla 10 zero uno, Venezia, ph Filippo Molena

Tutto nella mostra risiede in un equilibrio mobile, cristallizzando una coerenza stratificata, al contempo storica, materica e concettuale. Giuliana Storino lavora dislocandosi su questi livelli come all’interno di un ritmo. La durata diventa un modo di stare nel tempo, di attraversarlo senza dominarlo. La sua pratica, radicata nel corpo e nell’ascolto, restituisce all’opera d’arte la possibilità di essere movimento interiore. Nessuna monumentalità né dichiarazioni, solo un’ostinata attenzione alla trasformazione.

Eppure la forza dell’esposizione sta anche in ciò che non dice, non imponendosi con gergo didascalico ma invitando all’ascolto, chiedendo di essere abitata più che capita. Lo spettatore è così richiamato a un gesto attivo, lento, dove la distanza fra sé e l’opera si accorcia mentre il tempo si dilata. Nel suo stilare carte, incidere acciaio, modulare suono, Giuliana Storino costruisce uno spazio di «fiducia nella durata» senza indulgere alla retorica della permanenza.

Exhibition view, Canto alla Durata di Giuliana Storino alla 10 zero uno, Venezia, ph Filippo Molena

Attraverso linguaggi diversi, la pratica plastica dell’artista sfiora la ritualità, alimentando una riflessione sul tempo come condizione vulnerabile ma fertile dell’esistenza. La complicità del luogo contribuisce alla trama di transizione che scandisce l’evoluzione del percorso espositivo, trascendendo la mera contemplazione e conferendo alla mostra la qualità di esperienza autentica.

10 & zero uno non è allora un contenitore neutro ma un interlocutore. Gli spazi della galleria accolgono l’opera come un corpo che riconosce un altro corpo. La resistenza della materia, la memoria del mestiere, la metamorfosi del gesto in forma, ogni elemento chiede di essere legittimato. In questa prospettiva, la durata non è solo un tema bensì un presupposto dell’esistere, un canto che si prolunga oltre l’opera, nel silenzio dello spazio e nel tempo di chi osserva.

Cicàdidi 2025 rilievografia su carta fatta a mano 55×55 cm. Pezzo unico. Giuliana Storino 10 zero uno Venezia ph Filippo Molena

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