Categorie: Mostre

HUMAN in mostra a Cosenza: riflessioni sulla condizione umana attraverso l’arte

di - 6 Agosto 2025

Forse, un domani, volgendo uno sguardo retrospettivo alla storia attuale dell’Occidente, sarà più semplice vedere il volto terrificante dell’uomo di questi anni. Noi, che nel caldo tepore dell’acquiescenza, dell’indifferenza, nell’assuefazione mediatica – che omologa e appiattisce -; noi, lontani da ogni processo di crescita interiore, assetati di denaro, successo, gonfi di egocentrismo, forse scopriremo le colpe rimosse nascoste nella nebbia della nostra coscienza acquietata, giustificata.

Sarà che, come oggi, un domani noi tutti dovremo rispondere, inchiodati alle nostre responsabilità: innanzitutto – per quanto ci riguarda da vicino – i Governi europei; per mancanza di azione efficace difronte alle reiterate violazioni dei diritti elementari che riguardano l’uomo. E qui ci riferiamo a ciò che quotidianamente si presenta ai nostri occhi. Parliamo di guerre civili, scontri tra gruppi armati non ufficiali (vedi pure oltreoceano i cartelli in America Latina, Messico, Colombia) o gli attacchi deliberati contro i civili in Medio Oriente e nell’Africa sub-sahariana, in Sudan, in Myanmar, nello Yemen e, quelli più vicini a noi, così bene informati dai giornalieri bollettini: come i conflitti interstatali tra Russia e Ucraina e lo sterminio del popolo palestinese da parte di Israele.

Un Occidente, il nostro, che pare smarrito, avviluppato nella gestione dei conti, delle cifre; che cerca certezze nelle tassonomie, in cui l’uomo stesso diviene un numero, un algoritmo nei diagrammi del sistema globale; dove la dimensione umana retrocede, a favore di un cinico pragmatismo, sospinto dalle più efferate sopraffazioni.

E, talvolta, in tutto questo, ci si domanda ancora – per noi che amiamo l’arte – che ne è di quest’ultima al tempo delle guerre e degli stravolgimenti geopolitici. In che modo, gli artisti, rispondono e conciliano il bisogno di espressione con la coscienza critica e politica, che è anche quella di farsi sentire, di dar voce al dissenso, alla condanna incondizionata dei crimini.

«Forse – come scrive Andrea Guastella sull’opera di Salvatore Anelli – In un mondo in cui persino la morte è commercializzata, l’alleanza tra poesia e pittura è l’unico rimedio contro il cinismo e l’indifferenza: la “spessa coltre di catrame” – secondo la cruda metafora di Anelli – che soffoca e avvilisce la nostra anima».

Metafora espressa con grande efficacia da Anelli nelle opere presenti ad HUMAN, l’importante mostra inauguratasi il 17 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei, presso la Galleria Nazionale di Cosenza – Palazzo Arnone e prorogata fino al quattro ottobre 2025. La mostra ha il coordinamento di Fabrizio Sudano, Dirigente Delegato della Direzione regionale Musei nazionali Calabria, la Curatela di Rossana Baccari, Direttrice della Galleria Nazionale di Cosenza e di Melissa Acquesta, Funzionario Storico dell’Arte DRMN Calabria.

Salvatore Anelli, Sarà primavera?, 2024, pigmenti, carbone e oro su carta Fabriano

Una mostra che rientra nel Progetto CALABRIA CALLING/CO-ESISTENZECONTEMPORANEE e che concretizza la volontà della Direzione regionale Musei Nazionali Calabria di valorizzare in maniera scientifica e strutturata il lavoro di artisti calabresi viventi. Protagonisti tre artisti, che esplorano il tema dell’uomo, con lavori di Salvatore Anelli, di Francesco Minuti e Tarcisio Pingitore.

Un approfondimento sull’uomo, appunto; sulle tracce terrestri di questo ente “gettato nel mondo” – direbbe Martin Heidegger – in continua ricerca di un senso che riscatti la sua finitudine. Non è un caso che nelle opere di Anelli il teschio compaia con costante, quasi martellante presenza: come in tutte le tavole accumulate alle pareti e raccolte su un display dei 365+1 giorni dell’anno bisestile del 2012.

Il teschio, dunque: così presente nell’arte passata e presente. Si pensi ad Holbein, Leonardo, Durer: immagine del memento mori, ma che oggi viene privata del suo valore sacrale, simbolo del pensiero culturale e antropologico; interpretato anche da altri contemporanei, come Damien Hirst, con il suo teschio For the love of God del 2007, ricoperto di diamanti, opera arrivata però ampiamente in ritardo rispetto al nostro Nicola Bolla – a cui spetta la paternità ideativa – avendo, dieci anni prima, nel 1997, realizzato il suo Skull, un teschio interamente coperto di cristalli Swarovski.

HUMAN dunque, con opere di Francesco Minuti, particolarmente attento alla dimensione esistenziale dell’uomo, artefice del recupero di frammenti delle barche dei migranti, sfasciatesi sulle coste calabre, impregnate di odissee, su cui dipinge volti in cerca di speranze.

Tarcisio Pingitore Accumulazione (Installazione site-specific, 2025 sfere ed altri contenitori di plastica e di vetro contenenti materiali vari

E, a seguire, “l’artista di temperamento riflessivo” come ebbe a scrivere di lui Tonino Sicoli: Tarcisio Pingitore che «Riversa nelle sue opere la forte tensione mentale che sempre lo sostiene. Non sfuggono alle sue riflessioni sull’arte le esperienze internazionali coeve ai suoi esordi. Sono gli anni della Pop Art, dell’Arte povera, del Concettuale assimilati e filtrati da una personale cifra estetico sociologica che è lo ‘scarto’ su cui si fondano molte sue interessanti opere».

Una tensione spirituale, questa degli artisti calabresi, che nel connubio pittura e poesia ci indica la strada, il rimedio, per la cura dell’anima incatramata, che tragicamente contraddistingue l’uomo contemporaneo.

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