Giovanni Motta, Mystic hidden matter, dettaglio
«Hydron3 è il nome che l’uomo ha dato a una sostanza che promette l’eterna giovinezza». Inizia così la video-intervista con cui Giovanni Motta presenta un progetto che ridefinisce il concetto di mostra così come lo intendiamo abitualmente. Un happening? Una mostra immersiva? Una trovata pubblicitaria fittizia? Il progetto in corso presso i Bagni Misteriosi di Milano è tutte queste cose insieme, un’esperienza sensoriale e performativa trascende i confini tradizionali dell’arte. Alla base del concetto stesso di HYDRON³ vi è la sopracitata sostanza immaginaria che infiocchetta l’eterna giovinezza, trasformata in un prodotto globale attraverso dinamiche che richiamano il marketing contemporaneo e la spettacolarizzazione del consumo.
L’esperienza si sviluppa attraverso un percorso immersivo e perturbante, durante il quale visitatore viene proiettato in un ambiente popolato da figure simboliche, uomini-lupo e personaggi enigmatici, situazioni ambigue in equilibrio tra festa, tentazione e ricerca di purezza. Il viaggio sensoriale offerto da Giovanni Motta è costruito con un codice visivo bene riconoscibile, tra il pop e il celestiale, e riesce benissimo nell’intento di mettere in scena una riflessione critica sul desiderio umano di eternità e sulla mercificazione del tempo e della natura. Un elemento simbolico che rappresenta l’ossessione dell’uomo per la permanenza e il controllo del tempo è il drink creato con la misteriosa sostanza che promette di rimanere giovani per sempre. La formula del drink viene ironicamente illustrata in seguito all’attraversamento della stanza degli uomini-lupo, subito dopo essere entrati in contatto con una grande scritta al neon che recita “Time is over, drink eternity”. Una dichiarazione d’intenti che ci conduce verso la seconda parte del progetto.
Un’energia vitale che piano piano ci abbandona, la paura di invecchiare. Hydron3 racconta tutto questo con l’iconografia tipica degli anime giapponesi, la fonte d’ispirazione principale per Giovanni Motta. Protagonista dell’universo creato dall’artista è infatti JonnyBoy, figura che incarna la giovinezza come principio astratto e non possedibile. Ma prima di lui incontriamo Question Mark, un uomo senza identità, vestito di tutto punto e con il volto coperto da un passamontagna segnato da un punto interrogativo bianco. La mostra ruota attorno al mistero di un monolite di ghiaccio alto 9 metri, che Question Mark trova nel corso di una spedizione scientifica di dubbia autorizzazione. “Chiunque altro avrebbe visto nella sostanza misteriosa una curiosità geologica, qualcosa da fotografare per cui dire io c’ero” recitano le pareti dei Bagni Misteriosi. Il simbolo dell’uomo che vede anche in un monolite conficcato in un luogo remoto la possibilità di guadagno, il gesto del conficcarlo che fa sgorgare la sostanza misteriosa. E anziché custodirla, Question Mark la imbottiglia e vi costruisce attorno una struttura industriale.
Quando incontriamo JonnyBoy è forse già troppo tardi? Immersi nello sfarzo, in una festa all’insegna del drink creato dall’altro personaggio di questo universo, due facce di un mondo che “beve per non ricordare”. Accanto alle installazioni, infatti, compaiono opere pittoriche e sagome dipinte raffiguranti il giovane che contribuiscono al rafforzamento di un immaginario sospeso tra natura e cultura pop, in cui colori saturi e simboli ricorrenti evocano una dimensione fuori dal tempo. E il ragazzino si trova sempre con la stessa espressione, in cui Giovanni Motta identifica tre astrazioni: “Una positiva, la meraviglia, una negativa, che è la paura e infine una neutra, lo stupore…”. Ed è come se il personaggio ideato da Motta racchiuda in sé tutte queste emozioni, come se in quel volto fanciullesco ognuno possa specchiarsi fino a trovarci un riflesso della propria interiorità. Ci si può stupire di fronte ad un quadro, di fronte ad un bel palazzo, dinnanzi ad un monolite di ghiaccio alto nove metri da cui sgorga una sostanza magica e sconosciuta.
E alla fine dell’happening finiamo tutti per finire nella trappola di Question Mark, chiusi in un foyer adibito a discoteca a sorseggiare il drink a base della misteriosa sostanza sgorgata dal monolite. HYDRON³ si configura così come un rituale collettivo, una simulazione estrema del presente, in cui arte, intrattenimento e critica sociale si intrecciano. Attraverso un linguaggio visivo immediato e iper-contemporaneo, Motta esplora le contraddizioni della società attuale, trasformando l’esperienza estetica in uno spazio di riflessione sul rapporto tra immagine, desiderio di eternità e condizione del presente.
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