Categorie: Mostre

Il genio eclettico di Iliazd da riscoprire alla Fondazione Antonio Dalle Nogare

di - 11 Gennaio 2026

Il 25 dicembre di cinquant’anni fa, nel giorno di Natale del 1975, moriva a Parigi Ilia Zdanevich, noto come Iliazd. Secondo i racconti, spirò in piedi, mentre stava bevendo il tè: una fine simbolica per un uomo che, pur coltivando interessi vastissimi, era rimasto integro, rigorosamente fedele alla sua personale idea del fare arte. Poeta, scrittore, designer, performer e soprattutto editore rivoluzionario e maestro inarrivabile del libro d’artista, Iliazd ha attraversato il Novecento collaborando, tra gli altri, con personaggi come Picasso, Max Ernst, Georges Braque, Alberto Giacometti e disegnando tessuti per Coco Chanel e Sonia Delaunay. Ma anche coltivando le curiosità più diverse, dalla passione per le chiese bizantine, all’alpinismo, dal balletto all’astronomia. E inventandosi identità e pseudonimi. Forse proprio per questa sua natura eclettica e sfuggente Iliazd è rimasto a lungo poco conosciuto al di fuori del mondo dei bibliofili. È quindi tanto più preziosa la prima retrospettiva che la Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano gli dedica e che, fin nel titolo, racchiude l’approccio trasversale e transdisciplinare dell’artista, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma (fino al 27 giugno 2026). Il concetto di toutité, neologismo inventato da Iliazd e derivante dalla versione della parola russa vsechestvo e della parola francese toutisme, Everythingism in inglese, viene spiegato dalle curatrici Eva Brioschi e Julia Marchand come «un’attitudine che non intende porsi limiti spazio-temporali, uno studio della forma delle forme».

lIia Zdanevich – ILIAZD, Paris, 1950, Ph. Marion Valentine ©Fonds Documentaire Ilia Zdanevich

Nato a Tbilisi, in Georgia, nel 1894, Iliazd studia giurisprudenza a San Pietroburgo, dove frequenta le avanguardie russe. Prima di emigrare a Parigi nel 1921 ha già scritto il ciclo di cinque drammi in un atto Les traits de l’âne, usando lo zaum, un linguaggio poetico astratto che mira a liberare il suono dal suo significato convenzionale. Nella capitale francese Iliazd si reinventa: partecipa alle attività dei dadaisti, lavora nell’industria tessile e dal 1940 diventa editore di libri d’arte di lusso – nella sua vita ne produrrà una quarantina.

Nella mostra a Bolzano l’universo creativo di Iliazd è esplorato attraverso materiali d’archivio, rilievi architettonici e disegni legati all’ambito della moda, oltre ad alcuni tra i suoi più preziosi libri d’artista. Un focus particolare è dato alla collaborazione tra Iliazd e Marcel Duchamp, per il quale il maestro georgiano realizza La Boîte en Valise, serie C – un dialogo che rivela sorprendenti affinità, tanto nel pensiero quanto nella vita dei due artisti. È parte del progetto anche un libro realizzato per l’occasione dall’artista francese Chloé Vanderstraeten in risonanza con le opere di Iliazd e pensato come un sistema sensoriale da sfogliare.

TOUTITÉ ILIAZD Lo Studio della Forma, Fondazione Antonio Dalle Nogare, Fotostudio Jürgen Eheim

È infatti una mostra tattile, di cassetti da aprire e libri da sfogliare Toutité. Ogni foglio è una costruzione di armonie ineffabili tra testo, segni e caratteri tipografici che si dispiegano su raffinatissime carte chine e japon fondendosi in significati nuovi, unici. Ma soprattutto Toutité è una mostra di storie da scoprire pazientemente, così come Iliazd pianificava e costruiva meticolosamente i suoi libri, portando alla luce artisti sconosciuti o opere dimenticate. Ne è un esempio la toccante poesia d’amore di Paul Eluard Un soupçon pubblicata postuma da Iliazd nel 1965. Tra i tesori dimenticati, custoditi nella grande cassettiera Cabinet Institut al piano terra della mostra, c’è anche Frère Mendiant, il libro omaggio a un misterioso frate mendicante castigliano e alle sue peregrinazioni nel nord dell’Africa. Pubblicato nel 1959, il volume è impreziosito da sedici incisioni a puntasecca di Picasso. Altri cassetti ospitano gli eleganti motivi geometrici e i pattern realizzati da Iliazd per Coco Chanel, con cui collabora tra il 1929 e il 1933. Diverse sono poi le tracce delle sue tante passioni, come quella per i gatti, di cui amava circondarsi e celebrare nuove nascite con annunci scritti: in mostra se ne trova uno delizioso del 1956, corredato dal disegno di un gatto arruffato dell’amica Dora Maar. Il rapporto tra Iliazd e Marcel Duchamp è invece raccontato attraverso uno scambio epistolare inedito tra i due relativo alla realizzazione della serie C della celebre La Boîte en Valise – uno degli esemplari è visibile nella mostra che si svolge in parallelo alla Fondazione, Under the Spell of Duchamp.

TOUTITÉ ILIAZD Lo Studio della Forma, Fondazione Antonio Dalle Nogare, Fotostudio Jürgen Eheim

Punto culminante della carriera di Iliazd è però Poésie de mots inconnus, antologia di poesia fonetica zaun pubblicata nel 1949 e illustrata con opere di grandi artisti come Picasso, Jean Arp, Marc Chagall, Joan Mirò, Max Ernst e diversi altri. Questo libro oggetto è composto da fogli singoli conservati in chemis e quindi in scatole, secondo il principio delle matrioske. «Le elaborate stratificazioni di scatole, copertine, cartelle e buste creano un avvicinamento graduale, quasi teatrale all’oggetto, ritardando l’accesso al contenuto attraverso una serie di porte e soglie» spiega la curatrice Eva Brioschi. Un sistema complesso, forse maniacale, sicuramente lontanissimo dalle modalità di fruizione di immagini e parole del nostro tempo rapido e sovraesposto. Eppure, o forse proprio per questo, l’invito di Iliazd alla scoperta lenta risuona oggi come un baluardo di resistenza, non solo estetica.

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