Umberto Ciceri, TEMPOFORMA, veduta della mostra, SimonBart Gallery, 2025, Bologna
Alla SimonBart Gallery, nel cuore di Bologna, la mostra di Umberto Ciceri intitolata TEMPOFORMA coinvolge lo spettatore in un’esperienza che attiva la percezione e stimola i sensi trascinandolo in una dimensione che unisce tempo e spazio nel gioco analitico delle forme caratterizzate da colori vivaci e cangianti.
La mostra si suddivide in due parti, una legata allo studio del movimento dei corpi delle ballerine, l’altra all’analisi della forma astratta. Entrambi i filoni sono collegati dall’effetto del moto delle forme dato da una particolare tecnica con supporti misti e rigidi e colori che mutano con il mutare della posizione dello spettatore, un po’ come accade con l’antico trompe-l’oeil o con l’immagine stereoscopica, che oggi si preferisce chiamare 3D. Si tratta di un trucco, di una magia di antica ascendenza che da sempre tende ad avviluppare lo spettatore in una relazione intrigante con l’opera, perché da sempre – nella cultura occidentale, almeno, ed è un sempre relativo – l’opera vorrebbe attirare nel mondo della finzione quello della realtà occupato da noi spettatori.
Ciceri approda a questa interessante soluzione attraverso un lungo percorso: si forma a Milano nel mondo della moda e, mentre era ancora studente nell’Istituto Marangoni, viene chiamato da Fiorucci. Mi confida che allora era di moda i colori Pantone, cioè quello standard di colore che riproduce sia su carta, sia su schermo, senza evidenti variazioni, la “totalità ” dei colori esistenti, creando tutte le gamme possibili legate a un colore di riferimento (oggi ne esistono più di 3000).
Già questo studio analitico del colore, legato alle variazioni della moda, è un’ottima partenza per capire la seguente evoluzione dell’artista, evidentissima nello screziato, sottile e sensibilissimo passaggio cangiante di toni di colore delle opere in mostra. Un altro riferimento è costituito dall’amore di Ciceri per gli artisti del Bauhaus, quelli per cui il colore e l’astrazione sono uniti alla poesia delle forme: Paul Klee e Josef Albers, senza dimenticare Anni Albers, compagna di Josef, attiva nel campo dei tessuti nella scuola e responsabile delle traduzioni in griglie più o meno regolari delle astrazioni dei primi due. Terza attinenza è data dall’arte cinetica-programmata come espressa soprattutto dall’artista venezuelano Jesús Rafael Soto, attivo agli albori della corrente in Francia negli anni Cinquanta.
Dalla moda all’arte, senza tralasciare le pratiche e le esperienze di riferimento, anzi arricchendole con il passaggio a un pensiero estetico privo di connotazioni funzionali, amante assoluto dell’idea del movimento, nella traduzione-travaso dello spazio nel tempo: questo è l’approdo attuale di Ciceri. L’equilibrio della forma, lo studio delle geometrie, l’analisi del colore sono messe al servizio di una concezione che tende a unire la spazialità del visivo alla temporalità dell’esperienza dello spettatore, alimentata da un effetto cinetico insito nelle forme dai colori iridescenti e trascoloranti.
L’artista riesce a raggiungere un interessante ibrido che traspone nell’ambito del cinetico, forme altrimenti statiche, rivitalizzando l’idea del movimento e quindi della temporalità .
Le forme stesse sono eterogenee, soprattutto gli esperimenti con le forme geometriche, che evitano la staticitĂ del quadrato e che vengono montate ben distanziate dal muro in maniera da acquisire una valenza tridimensionale e scultorea, accompagnando in modo dinamico e imprevisto lo spettatore nel suo percorso.
In mostra è stata svelata anche la prima scultura dell’artista, che simula, in una specie di futurismo cinetico, l’idea alla base di tutta la mostra, ovvero il movimento. Restituire l’idea del movimento attraverso forme statiche è sempre stato alla base della ricerca sia classica che moderna, fino alla contemporaneità . L’artista quindi propone una soluzione coinvolgente e trascinante attraverso cui fruire attivamente dell’opera d’arte.
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