Categorie: Mostre

Il gioco di pieni e vuoti, nella mostra di Valerio Rocco Orlando sulla exibart digital gallery

di - 23 Aprile 2026

Ripensare il rapporto tra uomo, cultura e natura a partire dalle stratificazioni storiche e geografiche che attraversano i luoghi e li consolidano nell’immaginario collettivo. Cuci-scuci, la nuova mostra di Valerio Rocco Orlando, a cura di Daniele Perra, si anima negli spazi della exibart digital gallery, facendo risuonare le tracce del paesaggio di Matera in una sequenza di immagini che lavorano tra costruzione e sottrazione, pieno e vuoto, frammento e completamento.

Il titolo, riferito a una tecnica di restauro architettonico, suggerisce un gesto operativo: intervenire sulle fratture senza cancellarle, lavorare per rimozione e reintegrazione. «Cuci-scuci è un’antica tecnica di restauro degli edifici storici che consiste nella rimozione selettiva, nella sostituzione e/o nel riutilizzo di porzioni di murature lesionate», scrive l’artista. Trasposto nel contesto della mostra, questo principio diventa una chiave per leggere il territorio e, in senso più ampio, la dialettica tra organico e inorganico.

L’immagine di apertura della mostra raffigura una mappa astratta della roccia su cui poggia Matera. È la gravina, resa come una superficie di segni e stratificazioni, dove il bianco coincide con il vuoto: il parco, la natura, ciò che non è edificato. Questa dimensione elaborata viene messa in discussione dalla fotografia successiva, un muro sul quale sono evidente i diversi interventi costruttivi. In questa alternanza si condensa uno dei principi strutturali della città lucana, fondata su un equilibrio armonico tra architettura scavata e spazio aperto.

Matera diventa così un modello interpretativo. «La città di Matera e l’Altipiano Murgico frontistante sono un unicum urbanistico-naturalistico che narra la Storia e, al contempo, manifesta un appello a riconsiderare il futuro della relazione tra uomo, cultura e natura», afferma Orlando. La sua struttura, costruita per sottrazione più che per addizione, restituisce una logica insediativa in cui il vuoto diventa risorsa, come condizione di sviluppo di relazioni.

In questo ambito si inseriscono gli Esercizi di immaginazione territoriale, sviluppati con la Scuola dei Sassi, progetto fondato dall’artista a Matera. Le fotografie di immobili demaniali abbandonati non intendono riportare uno stato di degrado, piuttosto puntano ad attivare una riflessione sulle potenzialità latenti di questi spazi. Anche qui, il vuoto – ma di funzione – diventa prospettiva di possibilità.

La mostra estende questa logica anche sul piano sonoro. La traccia che accompagna il percorso è la registrazione di un laboratorio di tamburello della Scuola dei Sassi: il ritmo nasce dall’alternanza tra il battere e il levare della mano, traducendo in forma acustica lo stesso principio di pieno e vuoto che struttura le immagini.

Il lavoro di Valerio Rocco Orlando, artista, ricercatore e docente, si conferma così orientato verso una dimensione processuale, in cui la pratica artistica agisce come tramite di conoscenza. Tra architettura, antropologia e pedagogia, Cuci-scuci propone una riflessione che parte da Matera ma si apre a un orizzonte più ampio: come interpretare le fratture del tempo presente e dei suoi spazi, per immaginarne nuove declinazioni.

Biografia di Valerio Rocco Orlando

Nato nel 1978, Valerio Rocco Orlando ha conseguito un Dottorato di ricerca in Ingegneria dell’Architettura e dell’Urbanistica presso la Sapienza Università di Roma. È stato Visiting Research Fellow all’Università di Basilea e dal 2019 insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Attraverso pratiche che spaziano dai workshop alle videoinstallazioni, la sua ricerca assume l’arte come processo di analisi e conoscenza reciproca ed esplora l’osmosi tra istituzioni, territorio e sfera sociale. Nel corso degli anni ha attivato collaborazioni con il filosofo Jean-Luc Nancy, il compositore Michael Nyman, gli artisti Gilbert & George, Ugo Rondinone e Liam Gillick, gli attori Saleh Bakri e Alba Rohrwacher, il sociologo Boaventura De Sousa Santos e lo psicoanalista Luigi Zoja.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il premio ISCP New York (2009), una International Artist Fellowship dal MMCA National Museum of Modern and Contemporary Art, Korea (2014) e il Kunstpreis VAF Stiftung (2016). Ha inoltre ottenuto il sostegno dell’Italian Council (2020) e del PAC-Piano Arte Contemporanea (2023) del Ministero della Cultura.

Le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti di note istituzioni come A.M. Qattan Foundation, Ramallah; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, L’Avana; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; CSAC, Parma; Fundação Calouste Gulbenkian, Lisbona; GAMeC, Bergamo; GNAMC, Roma; MACRO, Roma; MAGA, Gallarate; Mart, Rovereto; Museo del Novecento, Milano; MUSMA, Matera; VAF Stiftung, Francoforte sul Meno.

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