Pierre-Yves Le Duc, Il Tempio, exhibition view, galleria Maja Arte Contemporanea, 2021. Courtesy l'artista e Maja Arte Contemporanea
Alla galleria Maja Arte Contemporanea il 15 gennaio si concluderà la personale dell’artista nato nel 1964 in Francia e napoletano d’adozione Pierre-Yves Le Duc. Il titolo della mostra, “Il Tempio”, è accompagnato dalla dedica dell’artista «A tutte le donne che mi hanno messo al mondo». «Nelle dodici tele esposte, in principio è il corpo, ma non la totale vastità della sua esistenza, bensì quella parte più intima ed erotica quale l’organo sessuale femminile», ha spiegato la galleria.
«L’essenza della caratterizzazione corporea nell’opera di Pierre-Yves Le Duc – si legge nel comunicato stampa – passa attraverso una dinamica propriamente sessuata. Nulla è nascosto ma tutto è esposto, con scienza dipinto. Il segno è visibile sulla tela e viene accuratamente ripetuto. Ridondante e gestuale, adombrato come le opere calligrafiche orientali, ha qualcosa di estatico, prende spazio, assume una forma di maniera, una potenza propria. Fa riferimento a quella matrice corporea, erotica, ma assume per forma e distinzione una essenza diversa. Parla del fare pittura oggi. Guardiamo evidentemente un organo sessuale femminile ma allo stesso tempo, attraverso il sapiente e lungo lavoro dell’artista, siamo trasportati nella dimensione interrogativa dell’arte. Cosa fare oggi, e come farlo? Le Duc compie una scelta radicale, quella di parlare di eros, e di perseverare in questo discorso. E nel farlo, ricopre tutto con un velo di colore, il blu, che molto lascia immaginare. Il blu è un colore simbolico: narra di cieli e infiniti, ha una connotazione molto chiara in arte. Il blu attrae lo sguardo e se da una parte cela, di certo dall’altra ci conduce dritti al cuore dello scandalo, una corporeità particolarmente esplicita. Che la plasticità degli elementi – la semantica, appunto – non tragga però in inganno: la maniera di Le Duc cerca la perfezione nella ripetizione, vuole dimostrare quanto quella primigenia corporeità sia tempio, da rispettare e comprendere».
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